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“Luce”, l’amore violento in scena al Teatro del Fiume di Boretto

Si tratta dello spettacolo sulle relazioni pericolose tra uomini e donne realizzato da Maria Rosaria Palmigiano e da Erica Muraca

BORETTO (Reggio Emilia) – Sabato 30 ottobre, al Teatro del Fiume, è andato in scena lo spettacolo “Luce”. Gli attori Agostino Rocca e Chiara Sassi hanno interpretato magistralmente i ruoli di due fidanzati (rispettivamente Omar e Luce) dalle prime fasi della convivenza alla proposta di matrimonio. La relazione, però, appare molto presto intossicata dalla eccessiva gelosia, sensazione di possesso, veemenza verbale da parte dell’uomo e assistiamo con il passare del tempo, al loro crescere fino a sfociare in una vera e propria violenza fisica. Una relazione in cui i sogni e le prospettive di un futuro roseo vengono oscurate dal delirio di onnipotenza e dalla ferocia di un essere violento.

Al termine dello spettacolo, molto ben realizzato da Maria Rosaria Palmigiano (psicologa, psicoterapeuta e criminologa) e da Erica Muraca (regista trasformazionale) si è svolto un coinvolgente dibattito tra le due autrici e il pubblico presente in sala. Occasione di interazione anche per “Reggio Sera”.

Dott.ssa Palmigiano, lei è da sempre stata in prima linea nella lotta ai femminicidi, trovandosi a dover gestire e analizzarne le cause e gli effetti, ma soprattutto confrontandosi con tragedie personali che hanno conseguenze terribili sulle vittime. Come riesce a metabolizzare questi drammi? Quanto si sente coinvolta e cambiata dalle sue ricerche sul campo e dal confronto con uno degli aspetti più negativi e perversi della società?

“È vero, mi occupo da molto tempo di questo tema e ho avuto modo di analizzarne le cause e la dinamica criminale, ovvero ciò che accade prima dei diversi femminicidi. Questo ovviamente mi ha cambiata soprattutto sotto due punti di vista: intanto perché mi ha dato la possibilità di acquisire una competenza particolare che mi aiuta a leggere i diversi segnali di allarme che anticipano il possibile esito violento di una relazione, e credo che questo sia un valore aggiunto alla mia professione. Peraltro mi ha cambiata anche un po’ in negativo perché purtroppo, studiando nel dettaglio la genesi dei femminicidi, ho dovuto scontrarmi con gli aspetti più brutali dell’essere umano e di quanto davvero questo appaia privo di un vero controllo dei suoi istinti”. Continua Palmigiano: “Per chiarirmi meglio, devo rimarcare che tutti noi potremmo essere dei potenziali assassini, e che l’unica cosa che ci impedisce di abbandonarci a un vortice di violenza è solamente la capacità di modulare il nostro controllo degli impulsi. Vi faccio un esempio: come reagireste se qualcuno tentasse di rapire un vostro figlio dal passeggino? In preda allo stress, siete sicuri o sicure che riuscireste a controllare le vostre azioni e a non lasciarvi andare a gesti violenti contro il rapitore? Tuttavia, se ci troviamo a litigare con nostro marito o nostra moglie, siamo tutti ragionevolmente certi che non metteremo le mani al collo del nostro o nostra partner. Ecco, questo è quello che intendo per controllo degli impulsi. E non è un discorso semplice, perché coinvolge non solo l’atto criminale in sé, ma anche quel che ne consegue. Parlo di quella brutalità che subisce la vittima post mortem, dalla clinica freddezza di perizie e sentenze al diluvio di ricostruzioni giornalistiche che violentano la privacy della vittima rendendola preda della malsana curiosità dei lettori. Non è una critica al diritto di informazione, ma l’amara constatazione che di nuovo, l’essere umano non sa porre limiti a certi impulsi, in questo caso l’amore per il pettegolezzo e la chiacchiera, che violentano una seconda volta chi non può più difendersi. Perciò, si, mi sento non solo cambiata, ma anche tristemente segnata e tuttora faticando a comprendere il perché di tali atti”.

Muraca lei è una regista trasformazionale e in alcune sue dichiarazioni, ha affermato che attraverso le sue creazioni vuole mostrare al pubblico come rompere la quarta parete della vita, quella cioè che divide il possibile dall’impossibile e rendere possibile tutto. E pur non essendo semplice ricreare una situazione pericolosa che ha come vittima una donna, lei c’è riuscita. Come può un’artista, con le sue doti di empatia, riuscire a non farsi travolgere dalle emozioni nella realizzazione di questo spettacolo? O sono proprio queste emozioni la chiave di volta della riuscita dello stesso?

“In questo spettacolo mi ci sono sentita subito coinvolta e ho iniziato a scrivere di getto, anche perché moltissimi dei dialoghi che sono andati in scena li ho vissuti in prima persona. Ho voluto riportare le parole esatte tratte da una relazione mia personale assai complicata, macchiata dalla brama di possesso di un mio ex fidanzato e non è stato troppo difficile riportare tutti i dialoghi e i diversi meccanismi di coppia. Quel che si è rivelato più difficile è stato rendere questo evento alla portata di tutti, fare in modo che il messaggio finale fosse davvero universale, raggiungendo attraverso la rappresentazione teatrale chi non ha mai affrontato o discusso di questa violenza nella vita reale. Non solo il pubblico, ma ognuno di noi ha la tendenza a credere che quel che vive e sperimenta di persona sia unico, particolare, e che nessuno possa veramente capirlo. Ma io che ho vissuto in prima persona una disavventura, ho voluto de-interiorizzarla e offrirla a tutti proprio per combattere quell’errore”. Conclude Muraca: “La mia storia è la storia di tante altre donne, quel che ho passato non è diverso da quello che hanno sopportato tante vittime di un compagno poco sensibile per non dire brutale. Ho voluto lanciare un messaggio il più chiaro possibile: se abbiamo vissuto o viviamo un dramma, parliamone, confrontiamoci e aiutiamoci. Nessuna si salva da sola non è un facile slogan, è una verità. Il futuro è insieme. Donne che hanno un problema, donne che lo hanno già affrontato, donne che possono aiutarsi tra loro. Mai più sole!”