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Le coop sociali a confronto con pionieri e giovani cooperatori

Il dibattito organizzato per martedì 30 novembre alle 10 nella sala convegni di Confcooperative

REGGIO EMILIA – Saranno i giovani cooperatori e i pionieri della cooperazione sociale italiana e reggiana i protagonisti del dibattito organizzato da Confcooperative per martedì alle 10 in occasione dei trent’anni della legge 381/91, istitutiva della cooperazione sociale.

Un provvedimento che sancì una svolta storica per la cooperazione, andando a riconoscere una forma d’impresa ad altissima funzione sociale che sulla scena reggiana – sicuramente all’avanguardia nel contesto nazionale – era già apparsa nei primi anni ’70 del secolo scorso, con la nascita di comunità d’accoglienza e di sostegno al disagio, alla disabilità e all’emarginazione sociale. Appartengono a quella fase cooperative storiche come La Collina, La Vigna, La Quercia, Il Girasole, Coress, Il Villaggio e tante altre ancora, diverse delle quali diedero vita, ancor prima dell’arrivo della legge 381, al Consorzio di solidarietà sociale Oscar Romero.

“In una fase in cui lo sviluppo economico aveva dominato la vita del nostro territorio – sottolinea Patrizia Fantuzzi, presidente del settore delle coop sociali e vicepresidente di Confcooperative – le prime cooperative di solidarietà sociale affrontarono le emergenze che nel frattempo si erano manifestate, ad esempio, con le tossicodipendenze, l’esclusione di tante persone disabili dal lavoro, dalle attività produttive e dalla vita sociale, i primi segni di un invecchiamento della popolazione e il radicarsi di nuove povertà, sia economiche che educative, che significavano marginalizzazione ed emarginazione”.

“Un processo – prosegue l’esponente di Confcooperative – che vide attivi molti giovani e, soprattutto, tantissime famiglie reggiane che scelsero la formula della cooperazione per organizzare e dare stabilità al reciproco aiuto in una logica di solidarietà che diveniva impresa partecipata, orientata all’assistenza (quelle che poi divennero le cooperative di tipo A) o all’inclusione lavorativa di persone svantaggiate (le coop sociali di tipo B) e, spesso, ad entrambi i filoni d’impegno, così come ancora oggi accade”.

A Confcooperative Reggio Emilia fanno capo oltre 67 cooperative sociali (cui si aggiungono più di 20 imprese sociali e altri enti del Terzo Settore) con 3.500 soci e 2.300 lavoratori e un fatturato di 135 milioni.

“Sono dati – spiega Patrizia Fantuzzi – che offrono un’idea dell’incidenza che queste imprese hanno in termini economici e nella creazione di lavoro, ma la cifra più rilevante è rappresentata dalle decine di migliaia di persone e famiglie del nostro territorio che partecipano o fanno riferimento a queste realtà impegnate in tutte le aree del bisogno: dall’assistenza ad anziani e disabili all’inclusione lavorativa con attività proprie e in collaborazione con altre imprese, dai servizi educativi all’accoglienza di donne sole con bambini, dal sostegno alle disabilità psichiatriche all’accoglienza di richiedenti asilo”.

“Una realtà ampia e diffusa – osserva la vicepresidente di Confcooperative – che opera in stretta collaborazione con il pubblico e, al tempo stesso, sul mercato privato, contribuendo in modo sostanziale alla realizzazione del sistema di welfare reggiano e alla sua sostenibilità anche in una stagione di riduzione delle risorse pubbliche”.
Il confronto di martedì 30 novembre si terrà nella sala convegni di Confcooperative e, come si è detto, avrà protagonisti alcuni pionieri della cooperazione sociale: Felice Scalvini (promotore del primo disegno di legge, già nel 1982, sulla cooperazione sociale), Enea Burani (coop La Collina, che ebbe in don Lorenzo Braglia la figura di riferimento), Mauro Ponzi (Coress) e Roberto Ruini (Il Villaggio).

“Un’occasione – conclude Patrizia Fantuzzi – per rinnovare, con il primario coinvolgimento dei giovani cooperatori, il patto comunitario che le prime cooperative sociali stabilirono con le comunità e le persone, ma anche per guardare ad un futuro per il quale puntiamo a valorizzare tutto il patrimonio che si è realizzato e a consolidare un welfare reggiano sempre più efficace con una vera co-progettazione con il pubblico”.