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Iren punta al 2030 con un piano da 12,7 miliardi e 7mila assunzioni

Nei primi nove mesi del bilancio 2021 tutti gli indicatori economici sono in forte crescita

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REGGIO EMILIA – Il Consiglio di amministrazione di Iren, multiutility di Torino, Genova e Reggio Emilia, ha approvato i risultati al 30 settembre 2021 e il nuovo piano industriale al 2030 che è stato illustrato oggi a Milano. Si assiste una forte crescita di tutti gli indicatori economici e patrimoniali: Ebitda in aumento del 12%, utile netto di Gruppo del 58% e investimenti del 13%. I ricavi per questi mesi indicano 3.104 milioni di euro (+18,1% rispetto a 2.629 milioni di 12 mesi fa).

I risultati lusinghieri ottenuti in questo 2021 non ancora concluso, mostrano in primis un margine operativo lordo pari a 733 milioni di euro (+12,3%), rispetto a 653 milioni di euro del 2020) e un utile netto attribuibile agli azionisti pari a 242 milioni di euro (+57,6% rispetto ai 153 milioni di euro di un anno fa). Traguardi che come fanno sapere da Iren “sono stati supportati in particolare dalle business unit Ambiente, Energia e Reti e sostenuti dal contributo positivo del consolidamento di I.Blu e Unieco”. Inoltre, l’elevata generazione di cassa del periodo e la variazione positiva del fair value degli strumenti derivati ha consentito, a detta del gruppo, di fronteggiare l’incremento degli investimenti (+12,5%) e le operazioni di M&A e di ridurre l’indebitamento di 91 milioni di euro.

La nuova sfida per i prossimi dieci anni prevede un ammontare complessivo di investimenti pari a 12,7 miliardi di euro con un raddoppio degli investimenti medi annui rispetto al periodo 2015-2020, equamente distribuiti in arco piano. Più del 70% degli investimenti cumulati sono destinati ai settori regolati o semi regolati, al fine di potenziare, ammodernare e digitalizzare i servizi a rete, con particolare focus sugli impianti di depurazione, di estendere il teleriscaldamento e di migliorare la qualità del servizio della raccolta rifiuti urbani con l’obiettivo di incrementare il recupero di materia in impianti propri. Come afferma il presidente del gruppo Paolo Boero, il percorso da qui al 2030 sarà focalizzato sulla crescita “in ogni area di business, prestando particolare attenzione ai bisogni dei nostri territori”, proiettando questi ultimi verso “una crescita sostenibile” il cui driver principale è “la qualità dei servizi”.

D’altronde Iren, come sottolinea Boero, vuole proporsi in qualità di “partner preferenziale” per cittadini e pubbliche amministrazioni in modo tale da “soddisfare le necessità e trovare soluzioni avanzate”. In quest’ottica, “si prevede un’accelerazione delle attività di crescita per linee esterne” attraverso operazioni di M&A o “con il consolidamento di società già partecipate”. Sono inoltre previsti 1,6 miliardi di euro “in progetti legati all’innovazione” e 600 milioni legati alla digitalizzazione del business del gruppo. Iren, infatti, come osserva Boero, “studierà l’applicazione di tecnologie abilitanti che favoriscano il processo di transizione energetica”.

Il 61% delle operazioni pensate da Iren per il prossimo piano decennale, pari a circa 7,7 miliardi di euro, è composto da investimenti di sviluppo, destinati a favorire la crescita dimensionale del gruppo. Tutti investimenti relativi prevalentemente “allo sviluppo delle rinnovabili, di impianti di selezione e trattamento, all’estensione delle reti di teleriscaldamento e ai progetti di smart solutions”. A differenza dei precedenti piani industriali, come sottolineato da Boero, sono stati inclusi gli investimenti per linee esterne pari al 14%, ovvero 1,8 miliardi di euro, e destinati al consolidamento di società partecipate, alla partecipazione alle gare gas e al completamento degli ATO nei quali Iren è incumbent.

Infine, il restante 25%, pari a circa 3,2 miliardi di euro, è destinato ad misure di mantenimento. Come sottolinea durante la presentazione l’ad e dg di Iren Gianni Vittorio Armani, l’impianto strategico del nuovo piano poggia le proprie basi su tre pilastri: “transizione ecologica, qualità del servizio e la territorialità”. Insomma, “grazie a 12,7 miliardi di investimenti, Iren sarà in grado- osserva Armani- di raddoppiare il proprio business ottenendo un Ebitda atteso pari a 1,8 miliardi di euro”, e questo grazie anche all’ingresso di 7.000 nuovi lavoratori. “Nonostante la decisa accelerazione sul fronte degli investimenti”, Armani è confidente, a nome di tutto il gruppo, affinché si possa mantenere “un’equilibrata struttura finanziaria che ci permetterà di offrire un’appetibile politica dei dividendi”.

Dal punto di vista della sostenibilità, 8,7 miliardi di euro, circa l’80% degli investimenti organici sono indirizzati a progetti che concorrono al raggiungimento degli impegni presi nelle cinque focus aree individuate, in particolar modo per supportare la resilienza delle città e per progetti di decarbonizzazione. Insomma, la strategia di crescita di Iren, estesa a 10 anni, come spiegano i vertici del gruppo, risulta “coerente con i principali macro-trend di settore”, ovvero la decarbonizzazione e lo sviluppo delle rinnovabili, ma anche “l’economia circolare, l’efficienza energetica e la salvaguardia delle risorse naturali”. Tutto ciò coltivando la realistica ambizione di divenire il partner di riferimento nel territorio, imporsi come leader nella transizione ecologica ed essere “la prima scelta degli stakeholder per i massimi livelli di qualità del servizio offerto”.

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