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Furto e ricettazione ai danni di Rcf, quindici persone denunciate

Sono dipendenti ed ex dipendenti, dell'azienda reggiana leader nel mercato dell'audio professionale

REGGIO EMILIA – Dall’azienda in cui lavoravano (o di cui erano ex dipendenti) razziavano in modo sistematico casse, diffusori, e altre strumentazioni tecniche per il suono, che venivano poi messe sul mercato a metà prezzo sui canali online o grazie a rivenditori compiacenti con cui spartivano i guadagni. E non si limitavano solo ai prodotti finiti, ma rubavano anche i singoli componenti che  -dopo aver tolto la matricola identificativa – riassemblavano in modo “artigianale” a casa, vantandosene in video diffusi sui social.

E’ quanto hanno scoperto i carabinieri della stazione del quartiere Santa Croce di Reggio Emilia da cui, a luglio del 2019, è partita l’indagine “Affari musicali”, conclusa all’alba di questa mattina con un blitz di 50 uomini dell’Arma anche a Napoli e Lodi. L’azienda danneggiata dai dipendenti infedeli è il gruppo Rcf Spa con sede nella città del Tricolore, società leader del settore, che tra l’altro sponsorizza la maxiarena per concerti prevista al Campovolo reggiano nel 2022.

L’inchiesta, partita dalla denuncia della stessa Rcf che registrava costanti ammanchi di materiale in inventario, vede allo stato 15 persone indagate indiziate a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di associazione per delinquere, appropriazione indebita, furto, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio e favoreggiamento. Di queste sette- tutte reggiane- sono state denunciate a piede libero e altre otto raggiunte da misure cautelari spiccate dal Gip del tribunale di Reggio su richiesta della Procura. A sei indagati, inoltre, è contestato il reato associativo.

In dettaglio tre indagati – di cui uno a Napoli e un cittadino albanese residente a Lodi – sono finiti agli arresti domiciliari. Per altri quattro è scattato il divieto di dimora nella provincia di Reggio Emilia, dove sono residenti, che ora dovranno quindi lasciare. Un altro indagato, infine, dovrà sottoporsi all’obbligo di firma. L’attività criminale, accertata almeno dal luglio di due anni fa fino allo scorso marzo avrebbe provocato ad Rcf un danno materiale di circa 400.000 euro per i beni sottratti, oltre a quello di immagine per la vendita di apparecchi con il proprio marchio, ma in realtà assemblati a casa senza alcun tipo di “controllo qualità”.

Per compiere i furti i dipendenti e gli ex tecnici di Rcf usavano vari espedienti. Alcuni, addetti all’inventario, avevano gioco facile. Altri sottraevano la refurtiva nel corso della loro normale attività lavorativa, nascondendola. Altri ancora, infine, con la scusa di gettare l’immondizia, nascondevano il “bottino” dietro i cassonetti dei rifiuti, per recuperarlo poi lontano da occhi indiscreti. Nel corso delle perquisizioni effettuate a casa degli indagati i carabinieri hanno trovato, oltre a numerose casse e altro materiale elettroacustico, 60.000 euro in contanti e una serie di orologi di lusso, ritenuti provento dell’attività criminale.

Il comandante provinciale dei carabineri di Reggio, Andrea Milani, ha sottolineato il ruolo di “dominus” nell’operazione della stazione di quartiere di Santa Croce, rimarcando come “anche le piccole stazioni poste in aree urbane rappresentano un punto di riferimento per la collettività e le realtà produttive che operano sul territorio”.