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Femminicidi, il M5S: “La Camera dica sì a obbligo recupero uomini violenti”

La deputata Ascari: "Non vanno rimessi in libertà se non fanno terapia". Giovedì, al tecnopolo, il meeting patrocinato dalla Cisl intitolato "La violenza della pandemia sulle donne"

REGGIO EMILIA – Dopo il femminicidio avvenuto nei giorni scorsi a Reggio Emilia, dove una 34enne è stata assassinata in un parco dall’ex che in passato aveva già denunciato – e che era già stato arrestato due volte per stalking – la deputata reggiana del Movimento 5 stelle, Stefania Ascari, alza la voce per denunciare quella che ritiene una tragedia che “purtroppo era prevedibile, e dunque si poteva e doveva evitare”.

Secondo la parlamentare “non è più accettabile che lo Stato non riesca a difendere le donne, e provoca rabbia e sconcerto il fatto che chi denuncia non riceva l’adeguata tutela”, ma “siccome anche le parole, in questi casi, risultano stucchevoli, dobbiamo passare all’azione”.

In quest’ottica, l’esponente pentastellata ricorda che giovedì, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, “si voterà in aula una mozione, a mia prima firma, che impegna il Governo ad attivare tempestivamente un nuovo piano d’azione contro la violenza sulle donne, che passa per la formazione di giudici e Forze dell’ordine e, soprattutto, attraverso l’attivazione di programmi di trattamento e recupero per uomini maltrattanti, la cui frequentazione deve diventare la condizione necessaria per concedere la libertà a chi è in carcere per violenza”.

In sostanza, spiega Ascari, “se lo Stato non è sicuro e non tocca con mano il recupero, il pentimento e il cambiamento di queste persone non può concedere loro la libertà. Lo dobbiamo alle troppe donne morte in questi anni per violenze e recidive che potevano essere evitate”. E visto che, conclude, “il carcere deve anche essere un luogo di recupero, dobbiamo affrontare di petto il tema della recidiva, una vera e propria piaga per l’Italia, altrimenti rendiamo un pessimo servizio alle generazioni future”.

Sulla vicenda dell’uccisione della 34enne interviene anche la Cisl Emilia Centrale, rilevando che “con la pandemia la situazione della donna nella società reggiana, dalle violenze al lavoro, è peggiorata”. Per questo il sindacato ha organizzato, per giovedì, un meeting al tecnopolo intitolato ‘La violenza della pandemia sulle donne’, iniziativa patrocinata dall’Ausl di Reggio Emilia e delle Regione. E giovedì mattina, fa poi sapere la segretaria Rosamaria Papaleo, “dedicheremo a Juana Cecilia (la 34enne assassinata, ndr) un minuto di silenzio”.

Alla base dell’iniziativa, spiega il sindacato, ci sono “i dati Inps, da cui emerge che a Reggio Emilia, nel 2020, sono state proprio le donne, per il 61%, ad avere fatto la richiesta di Fondi di solidarietà (12.224 donne contro 7.800 uomini), e la cassa integrazione in deroga ha riguardato per il 62% le lavoratrici (7.942 donne contro 4.672 uomini)”. Il tutto “mentre tra le mura domestiche è aumentata la recrudescenza delle violenze in diverse forme”. A titolo d’esempio, la Cisl cita “la storia una ragazza reggiana che, adducendo altre motivazioni, si è rivolta alla psicologa e, in sede di psicoterapia, ha rilevato un disagio molto più profondo riconducibile, appunto, ad una condizione di violenza”.