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Covid, a Reggio 20 nuovi focolai in 7 giorni nelle scuole

L'Ausl: "Siamo nella quarta ondata, aumentano i ricoveri". I pazienti ricoverati sono oggi 43, di cui cinque in terapia intensiva, tutti non vaccinati e di età media di 61 anni. I vaccinati ricoverati hanno ricevuto la seconda dose da oltre sei mesi

REGGIO EMILIA – Brusca impennata di contagi da Covid nelle scuole della provincia di Reggio Emilia. Lo segnala il direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl, Emanuela Bedeschi, che riporta l’emergere nell’ultima settimana di 20 nuovi focolai attivi con conseguente aumento delle classi in quarantena da 11 a 30. Gli studenti in isolamento sono saliti da 190 a quasi 500. Più della metà dei focolai si registra nelle scuole dell’infanzia, ma sono scoppiati anche in sei classi delle superiori.

Sotto stress le attività dei tamponi agli studenti, con punte di 600 in un giorno. “Speravamo andasse meglio, siamo nella quarta ondata”, il commento del direttore generale dell’Ausl Cristina Marchesi all’indomani del tetto dei 100 nuovi casi positivi sfondato ieri, come non avveniva dalla scorsa estate. L’incidenza dei nuovi casi positivi su 100.000 abitanti, per la provincia reggiana, sale così a 92. Intanto, seppur non ancora critica, si complica la situazione negli ospedali.

Il direttore dei presidi Giorgio Mazzi spiega infatti: “I dati dell’ultima settimana confermano la tendenza in incremento della pandemia per tutti gli indicatori ospedalieri”. Prosegue Mazzi: “Pur non avendo registrato variazioni sostanziali negli accessi complessivi ai Pronto soccorso della provincia sia per quanto riguarda i pazienti covid che per al tre tipologie, la media dei ricoveri dei positivi è passata da due a tre al giorno”.

Per questo motivo da una media di posti letto dedicati ai pazienti covid di 55 nelle prime tre settimane di novembre nell’ultima settimana sono stati ricovertiti altri letti fino ad un totale attuale di 66, con occupazione media intorno al 60%.

I pazienti ricoverati sono oggi 43, di cui cinque in terapia intensiva, tutti non vaccinati e di età media di 61 anni. Uno in particolare, trasferito in mattinata, “non ha mai risposto alle terapie e la sua prognosi è davvero infausta”, sottolinea Mazzi. In generale, continua il professionista, “l’età media dei ricoverati vaccinati è di 73 anni, quella dei non vaccinati di 62. I pazienti covid più gravi sono quasi esclusivamente non vaccinati e più giovani. Quelli meno gravi vedono una percentuale equamente distribuita tra vaccinati e non vaccinati, ma i primi sono tendenzialmente più anziani con patologie croniche associate”.

I vaccinati ricoverati, infine, hanno ricevuto la seconda dose da oltre sei mesi “a conferma della necessità della dose booster per riattivare la risposta immunitaria”, conclude Mazzi (Fonte Dire).