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Angeli e Demoni, Foti: “Sempre corretto con i bambini”

Lo psicoterapeuta condannato a 4 anni: "C'è stato uno scontro in quest'aula che non doveva avvenire in ambito giudiziario, ma in accademia, tra posizioni culturali e teoriche diverse"

REGGIO EMILIA – “Ho dedicato 40 anni della mia vita all’ascolto attento e rispettoso di bambini e ragazzi. Abbiamo consegnato 15 videoregistrazioni (di sedute di psicoterapia, ndr) che non sono state esaminate con il minimo di attenzione. Credo che qualsiasi persona si approcci senza pregiudizi all’analisi di quelle videoregistrazioni verificherà un atteggiamento che è opposto a quello necessario e sufficiente a potermi condannare per lesioni”.

E’ il commento a caldo di Claudio Foti, psicoterapeuta fondatore del centro “Hansel e Gretel”, all’uscita dell’aula del tribunale di Reggio Emilia dove ha riportato una condanna a 4 anni in primo grado, nel processo sui presunti affidi illeciti di minori “Angeli e Demoni”. Continua Foti: “C’è stato uno scontro in quest’aula che non doveva avvenire in ambito giudiziario, ma in accademia, tra posizioni culturali e teoriche diverse. Credo sia stata criminalizzata la psicoterapia del trauma, portata avanti da una componente ampia di psicoterapeuti. Ho fiducia che in appello possa essere rivista questa condanna che ritengo ingiusta”.

E ancora, prosegue il professionista, “penso di essermi comportato correttamente in scienza e coscienza, chiunque esamina questo materiale può vedere cosa significa l’atteggiamento empatico: in tutte le videoregistrazioni c’è una costante attenzione alle emozioni della ragazza e tutte le comunicazioni più rilevanti sono state espresse dalla stessa ragazza senza alcuna anticipazione da parte mia”.

Il “dottor Foti – aggiungono i suoi difensori – è assolutamente estraneo e innocente, il trattamento avuto nei suoi confronti ricorda quello riservato a Enzo Tortora, poi assolto in Corte d’Appello”. È “una sentenza – proseguono – che non sta in piedi dal punto di vista giuridico e ha un carattere ideologico”. Questo processo, concludono gli avvocati, “è stato paragonato in una perizia a quello di Galileo Galilei perché è stata messa sul banco degli imputati la psicoterapia del trauma”.