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Mafie, a Reggio minacce per bloccare l’asta dei beni confiscati

Nuove accuse ai fratelli Silipo. Il M5S: "Le intimidazioni devono finire"

REGGIO EMILIA – Turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso. E’ l’accusa di cui devono rispondere Antonio Silipo 52enne, detenuto all’Aquila coinvolto nell’inchiesta Aemilia contro la ‘ndrangheta e colpito da pesanti confische di beni, e i fratelli Salvatore e Giuseppe. Con quest’ultimo in particolare che, per impedire la vendita di una moto e di una Mercedes appartenenti ad Antonio, su sua indicazione il 17 marzo scorso ha fatto irruzione in tribunale a Reggio Emilia per interrompere l’asta giudiziaria in cui erano banditi e minacciare Maria Domenica Costetti, incaricata dal giudice dell’amministrazione dei beni. L’auto e la moto, (vendute on line) hanno trovato un acquirente solo a luglio.

L’episodio emerge dalle carte sulle nuove contestazioni avanzate dalla Dda di Bologna nell’ambito dell’indagine “Perseverance” sulla riorganizzazione delle cosche in Emilia, che ha colpito i reggenti delle famiglie Muto e Sarcone che gestivano gli affari per conto dei sodali arrestati. Gli indagati, che lo scorso marzo erano 29, sono ora saliti a 48.

“La mafia continua con questo modus operandi spesso con minacce e intimidazioni ai rappresentanti dello Stato. Tutto ciò deve finire, condanniamo con fermezza queste minacce”, affermano all’unisono i parlamentari emiliano-romagnoli del Movimento 5 Stelle, Maria Edera Spadoni, Sabrina Pignedoli (eurodeputata, ndr), Davide Zanichelli, Stefania Ascari, Vittorio Ferraresi, Maria Laura Mantovani, Gabriele Lanzi, Alessandra Carbonaro, Michela Montevecchi, Marco Croatti e Giulia Sarti.

“Alla dottoressa Costetti la nostra vicinanza. Pieno sostegno anche a tutti coloro che combattono ogni giorno questo cancro, così difficile da estirpare, non solo sul nostro territorio. Come sempre dobbiamo continuare a non abbassare la guardia” (Fonte Dire).