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Mafie, a Brescello le mire dei Grande Aracri su area ex Bocciofila

Nell'udienza di ieri la famiglia, tramite un giro di intestazioni fittizie, avrebbe di rilevarla per costruire un centro sportivo con ristorante, pizzeria e albergo

REGGIO EMILIA – L’area dell’ex bocciofila di Brescello faceva gola alla famiglia Grande Aracri che, secondo quanto è emerso nell’udienza di ieri, tramite un giro di intestazioni fittizie, avrebbe cercato di rilevarla per costruire un centro sportivo con ristorante, pizzeria e albergo. Il complesso, per cui fu costituita la società “Magnifica srl”, si sarebbe dovuto chiamare “Arcipelago club”, ma un’interdittiva antimafia della Prefettura mandò a monte l’operazione.

I fatti, illustrati dal commissario della squadra Mobile di Bologna Saverio Pescatore nella nuova udienza del processo “Grimilde” contro la ‘ndrangheta, risalgono al 2017, cioè un anno dopo il clamoroso commissariamento del Comune di Brescello per infiltrazioni mafiose.

Ma non è tutto. Per risparmiare sui costi dei lavori del centro sportivo, Salvatore Grande Aracri (condannato a 20 anni in rito abbreviato), figlio di Francesco e nipote del boss di Cutro Nicolino, ordinò infatti a tre sodali di rubare piastrelle e altro materiale edile da un’altra ditta riconducibile alla famiglia – la Eurogrande – i cui beni erano stati confiscati.

L’incarico fu affidato Pietro Passafaro, 42 anni detto “lo zio Pino”, il figlio 26enne Francesco e Paolo Varano Pascal. In uno dei raid furtivi i tre incontrarono una pattuglia dei Carabinieri ma passarono inosservati. “Hanno un nero in macchina, ci è andata bene, stavolta, in qualche modo”, si legge nelle intercettazioni.