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Mafia, nuovo arresto nell’operazione Perseverance

A finire in manette, questa volta, è stato Salvatore Procopio, 47 anni, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e detenzione illegale di armi

REGGIO EMILIA – Nuovo arresto della polizia all’interno dell’operazione Perserverance contro la ‘ndrangheta. A finire in manette, questa volta, è stato Salvatore Procopio, 47 anni, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e detenzione illegale di armi.

L’operazione, coordinata dal procuratore della Repubblica Giuseppe Amato e dal pm Beatrice Ronchi della Dda, aveva già portato all’arresto, per associazione a delinquere di stampo mafioso e per tentata estorsione aggravata, di diversi esponenti della ‘ndrangheta emiliana: Giuseppe Sarcone, Salvatore Muto (fratello di Antonio e Luigi già condannati anche in appello nel processo Aemilia, ndr), Domenico Cordua, Giusppe Friyio e altri che sarebbero responsabili di un’articolata attività estorsiva per una ingente somma di denaro (oltre 2 milioni di euro) di provenienza illecita.

Questa attività aveva consentito di rinvenire e sequestrare un’arma con matricola abrasa illegalmente detenuta e portata, in concorso, da Giuseppe Friyio e da Domenico Cordua. Secondo gli inquirenti svolti l’arma sarebbe stata ceduta a Cordua, qualche giorno prima, da Salvatore Procopio, perché la detenesse per conto della consorteria.

Secondo gli investigatori Procopio sarebbe un “azionista” e cioè sarebbe un appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica. Questo emergerebbe anche da dichiarazioni di indagati, che nel corso delle intercettazioni ne avrebbero esaltato la caratura criminale e da quanto sarebbe stato affermato da collaboratori di giustizia.

Sempre secondo gli inquirenti nel corso delle indagini Procopio sarebbe intervenuto in più occasioni per dirimere controversie tra i sodali o per risolvere conflitti che riguardavano i sodali, nonché per favorire la famiglia Muto di Gualteri (già colpita dalle Operazioni Aemilia e Grimilde) e il sodale Giuseppe Friyio.

L’indagine “Perseverance” avrebbe rivelato i nuovi assetti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano dopo gli arresti, le condanne e i sequestri intervenuti con le operazioni Aemilia e Grimilde e avrebbe dimostrato come la consorteria mafiosa avrebbe saputo riorganizzarsi attraverso l’azione di soggetti come Procopio, che oggi, grazie agli uomini della Squadra Mobile di Reggio Emilia, è stato arrestato.

Ha detto il questore Giuseppe Ferrari: “La lotta alla pervasiva presenza ed operatività della criminalità organizzata perseguita dalla Polizia di Stato, con il puntuale coordinamento della Dda della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, deve essere improntata, in provincia di Reggio Emilia, ad una costante e metodica opera di contrasto. L’obiettivo strategico della Polizia di Stato nella provincia reggiana, già interessata da plurime operazioni contro la ‘ndrangheta, è quello di mantenere un’altissima soglia di attenzione ai fenomeni criminali di matrice mafiosa, soprattutto in un periodo di assestamento della consorteria a seguito dei significativi risultati conseguiti dalle Forze di Polizia e dalla Autorità Giudiziaria. L’esperienza ed il bagaglio di conoscenze acquisite nel corso degli ultimi anni, segnati da pesanti condanne comminate a carico di associati, va implementato e valorizzato, perché è indubbio come la ‘ndrangheta sia ancor più pericolosa, quando si mimetizza, evitando azioni criminali eclatanti'”.