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Iren, i sindacati protestano lungo tutta la via Emilia

Presidi da Piacenza a Reggio su appalti e relazioni industriali

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REGGIO EMILIA – Il barometro delle relazioni sindacali segna tempesta per Iren lungo l’asse della via Emilia e non solo. Le sigle di categoria dei settori ambiente, gas acqua ed energia sono scese oggi in piazza a Parma per denunciare le criticità presenti all’interno della multiutility. Domani lo faranno a Piacenza e venerdì a Reggio Emilia.

L’8 novembre è fissato invece uno sciopero nazionale del settore ambiente per le “rigidità” manifestate dall’azienda rispetto al rinnovo del contratto nazionale di riferimento. Come spiegato durante il presidio nella città ducale (davanti al municipio in piazza Garibaldi) “il deterioramento delle relazioni sindacali nel Gruppo è iniziato con la disdetta di tutti gli accordi nel 2016 e l’azzeramento della contrattazione nei confronti dei nuovi assunti e vede oggi una lunga lista di problemi irrisolti”.

Sono citati: “Gli organici di funzionamento, gli inquadramenti del personale, un impianto inceneritore senza accordi su reperibilità in caso di emergenza, orari non stop e appalti al massimo ribasso su tutti i settori e fuori dalle regole contrattuali sul settore ambiente”. Fino al diniego, segnalano i sindacati, “degli spazi per svolgere le assemblee sindacali utilizzando il tema della cautela per prevenire il contagio da covid, nonostante poche settimane prima l’azienda avesse richiamato tutti i dipendenti negli uffici scrivendo che non vi è più una situazione di emergenza”.

Più in generale l’azienda “mentre taglia sui dipendenti e sfrutta il lavoro povero degli appalti al ribasso aumenta i compensi milionari ai manager”, dicono Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Uil, Filctem Cgil, Femca Cisl, Flaei Cisl Reti, Uiltec Uil provinciali. Viene poi evidenziato “il progressivo indebolimento della capacità degli enti locali di intervenire sugli indirizzi strategici dell’impresa e sull’indirizzo degli investimenti, mentre gli utili distribuiti ai soci dovrebbero essere reinvestiti per migliorare i servizi offerti ai cittadini e sviluppare un sistema attento alla sostenibilità e alla qualità del lavoro”.

A riprova di questa distorsione, sostengono ancora le parti sociali, “sui piani industriali del Gruppo sul nostro territorio alle organizzazioni sindacali da anni non viene data alcuna informazione e anche su questo tema crediamo che con i Comuni del territorio sarebbe necessario un confronto e una sinergia”.

Inoltre a Parma e in generale in Emilia, “Iren ha alzato la conflittualità puntando su un’eccessiva esternalizzazione e frammentazione dei servizi tramite subappalti nei quali trovano terreno fertile i fenomeni di sfruttamento della manodopera, dumping contrattuale, infortuni e malattie professionali sui quali Iren non esercita alcun tipo di controllo nonostante le numerose denunce e richieste di intervento”. Continuano i sindacati: “Non è un caso il fatto che in Iren, a differenza di altre importanti multiutilities, non si riesca a definire un protocollo sugli appalti né tantomeno ad avere un confronto trasparente sulla gestione delle gare pubbliche su rifiuti e acqua”.

L’invettiva investe anche la politica. Ai sindaci di Parma, Reggio Emilia e Piacenza (i cui Comuni sono oltre che azionisti anche sottoscrittori del patto di sindacato rinnovato di recente), “contestiamo con forza l’inerzia e l’indifferenza sui problemi evidenziati e ribadiamo la richiesta di un confronto perché i servizi pubblici locali non si appaltano a scatola chiusa”. Insomma, è la conclusione, “l’interesse dei cittadini e dei lavoratori deve essere riportato al centro delle politiche degli enti locali”. La delegazione sindacale parmense è stata ricevuta dal capo di Gabinetto del Comune, Francesco Cirillo. L’iniziativa sindacale di Piacenza si svolgerà in Largo Battisti il 27 ottobre dalle 11.

Qui si contesta anche il fatto che l’azienda “ha ordinato un massivo rientro in servizio di tutte le forze impiegatizie, senza valutare l’impatto sulla gestione degli spazi condivisi, delle problematiche di conciliazione vita e lavoro né sulla mobilità delle città, creando peraltro criticità anche nei comitati sicurezza voluti dal Governo”.

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