Quantcast

Tav, i civici contro Parma: “No a campanilismi su fermata”

La Rubertelli punge anche i reggiani: "Vecchi e Unindustria immobili"

REGGIO EMILIA – “La stazione Mediopadana è nata per servire un’area vasta, che comprende anche Parma. Ogni altra visione campanilistica non fa che portare indietro le lancette del tempo”. Lo afferma Cinzia Rubertelli, capogruppo di Alleanza civica in Consiglio comunale a Reggio Emilia, commentando l’accordo siglato ieri nella città ducale tra Comune e industriali a sostegno di una fermata d’oltre Enza dell’alta velocità.

“Servono collegamenti rapidi e a basso impatto ambientale, non serve una nuova stazione, a pochi chilometri da Reggio, che sarebbe la negazione del principio a cui s’ispira l’alta velocità”, aggiunge Rubertelli. Che non risparmia però critiche anche ai reggiani. “Sulla stazione Mediopadana – dice l’esponente dell’opposizione – si è perso tempo prezioso e sono mancati investimenti. Occorreva e occorre valorizzare, anche grazie alle risorse regionali, la fruibilità della stazione reggiana dell’alta velocità con collegamenti da e verso Parma, Piacenza e Mantova e i loro territori”.

La civica chiama inoltre in causa l’associazione industriali di Reggio, “che per anni ha presentato un piano strategico di area vasta ed è stata tra i primi a credere nella Mediopadana”, e che ora, a suo parere, dovrebbe intervenire nel dibattito “in un’ottica propositiva al fine di aiutare a superare campanilismi e approcci alla mobilità anacronistici”.

Al sindaco di Reggio Luca Vecchi, invece, Rubertelli chiede di “uscire dal palazzo e chiedere un confronto sul tema con il presidente della Regione”, per verificare se ci siano, come sostiene il primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti, “elementi tali da rendere il progetto della fermata a Parma sostenibile e vantaggioso”. E se, in tal caso, “la Regione si esprimerebbe davvero in modo favorevole”.

Ad ogni modo, conclude la consigliera, “la fermata tra Milano e Bologna c’è già, servono i collegamenti adeguati, anche con l’aeroporto di Parma. Ma intanto “si rischia di sprecare tempo, denaro, opportunità e di cancellare un percorso di area vasta per l’immobilismo di alcuni e scelte fallimentari e di campanile di altri”.