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Strade di vite, quando il vino incontra la solidarietà

Sei cantine si sono rese disponibili ad accostare il proprio nome a quello di grandi artisti, dando vita così a delle etichette uniche. Il ricavato delle vendite andrà al Grade

REGGIO EMILIA – Sabato scorso, nella storica sede Max Mara di via F.lli Cervi, la Fondazione Grade, Gruppo Amici dell’Ematologia, ha presentato il progetto ‘Strade di Vite’: un nuovo percorso reso possibile grazie al supporto della Collezione Maramotti. A spiegare nel dettaglio l’iniziativa sono intervenuti: Sara Piccinini (direttrice della Collezione Maramotti), Valeria Alberti (resp. segreteria Grade Onlus), StefanoTulli (tra i fondatori di Winedering s.r.l.), Stefano Luminari (vicepresidente Grade Onlus e professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, nonché eccellenza internazionale), Cristina Marchesi (direttrice sanitario dell’Ausl reggiana).

Ha detto la Piccinini: “La Collezione Maramotti è aperta al pubblico dal 2007 e ha come obiettivo coinvolgere gli artisti nel sostenere con la forza delle loro opere il progetto ‘Strade di Vite’, nato dall’idea di esplorare geograficamente l’Italia coinvolgendo sei cantine (Nittardi, La Raia, Tenuta Cucco, Tenuta I Fauri, Cantina Massimago, Cantina Semonte) che si sono rese disponibili ad accostare il proprio nome a quello di grandi artisti, dando vita così a delle etichette uniche”.

A seguire, Valeria Alberti ha presentato il Grade: “E’ un’associazione nata nel lontano 1989 per poi crescere con il passare degli anni fino a divenire una Fondazione Onlus nel 2015, con l’obiettivo di finanziare la ricerca e aiutare tutti coloro che vengono colpiti da malattie onco-ematologiche. Solo nel 2020, ad esempio, la Fondazione ha permesso la inaugurazione di alcuni strumenti di diagnostica tra cui la ‘Spect’ e ‘il quinto anello sulla Pet’, oltre a raccogliere più di 800.000 euro a sostegno delle strutture alberghiere che hanno ospitato personale medico esterno chiamato a fronteggiare la pandemia. Degno di menzione è anche il contributo concreto nella realizzazione della struttura ‘Core’ (centro oncologico ed ematologico di Reggio Emilia) che ha visto la luce nel 2016 grazie all’opera di Roberto Abati (direttore generale di Grade Onlus) e Francesco Merli (presidente di Grade Onlus). Il progetto ‘Strade di Vite’ nasce con l’intento di finanziare due progetti di ricerca del valore complessivo di 1 milione e 200 mila euro e una durata di 5 anni. Altri due progetti ‘Previd’ e ‘Foll 19’ saranno gestiti a livello nazionale e condotti in oltre 50 centri di ricerca in tutta Italia, unendo così la nostra penisola. Non a caso si è scelto il sostegno delle aziende vitivinicole, essendo il vino un prodotto comune e diffuso in tutto il nostro territorio”.

E ha aggiunto: “Le sei cantine si sono rese disponibili a creare un prodotto unico e la Collezione Maramotti, con i suoi artisti, ha contribuito a valorizzarne l’immagine. Ogni cantina ha etichettato solo 100 bottiglie acquistabili tramite i canali di vendita del singolo esercizio, mentre come fondazione ci siamo impegnati a costruire dei box che racchiudessero l’intera collezione, acquistabili tramite il nostro sito o direttamente presso la nostra segreteria a partire da una donazione di 250 euro. Inoltre, sarà possibile fare dei tour organizzati da Winedering s.r.l. (start up innovativa dedicata al turismo del vino) nelle cantine scelte per questo primo anno nel centro/nord Italia”.

E’ stato il turno, poi, di Stefano Tulli che ha detto: “La nostra realtà ha origine in centro Italia, precisamente nelle Marche, nel 2015 ed è nata dall’idea di coinvolgere gli appassionati e gli amanti del buon vino, portandoli all’interno delle cantine locali e in contatto con il territorio, facendo si che le stesse cantine possano trovare maggiore visibilità. Nel 2020 il settore di nostra competenza è però, stato uno dei più colpiti e solo l’ingresso di nuovi investitori che hanno mostrato fiducia nei nostri confronti, ci ha permesso di superare la crisi. A febbraio 2021 è giunto il sodalizio con il Grade e il progetto ‘Strade di Vite’. Il nostro obiettivo era, ed è quello di costruire degli itinerari che possano consentire alle cantine italiane di eccellenza di avere un fine che non fosse meramente commerciale, ma di condivisione di una vera e propria cultura di vita”.

Ha preso poi la parola Stefano Luminari che ha aggiunto: “Il mio ruolo è quello di vicepresidente Grade, ma anche di protagonista dei progetti che verranno finanziati grazie a questa attività. E’ questa una grande prova di maturità non solo per lo stesso Grade, ma anche per tutta la comunità che sostiene la nostra Fondazione, perché il sostegno alla ricerca non permette riscontri immediati e soddisfazioni tangibili, se non dopo diverso tempo. Noi siamo ambiziosi, vogliamo cambiare la modalità di gestione di specifiche situazioni senza la pretesa di rivoluzionare la medicina, e lo facciamo attraverso due studi specifici: uno sui linfomi dell’anziano aggressivi, l’altro sui linfomi follicolari tipici dell’età medio/avanzata con caratteristiche diverse dai primi. Il partner che il Grade ha identificato per condurre il progetto, è la fondazione italiana linfomi (costituitasi circa 10 anni fa e che raccoglie tutti i colleghi dell’ematologia italiana, in più di 250 centri). Vogliamo portare avanti la ricerca clinica sui linfomi, non nell’ottica commerciale che troppo spesso condiziona le aziende farmaceutiche ma seguendo due studi mirati. Il primo è lo studio ‘Previd’ con il quale si vuol provare a verificare se la vitamina D aggiunta all’immunochemioterapia ne migliora l’efficacia”.

E ha concluso: “Il secondo studio, coordinato dal dott. Francesco Merli (presidente Grade onlus), di cui io sono il referente, e per il quale abbiamo l’approvazione del comitato etico reggiano, si dedica a un’altra malattia. Il linfoma follicolare (FOLL 19). Una malattia meno frequente della precedente, che colpisce pazienti di età medio avanzata ed ha generalmente un andamento molto tranquillo, molto indolente e con a volte, un impatto minimo sull’aspettativa di vita del paziente. Il fine ultimo è stabilire i limiti di una cura che potrebbe essere ridondante se non addirittura nociva. Sono argomenti purtroppo considerati marginali, non da prima pagina dei giornali, ma la comunità scientifica gli ha identificati come quesiti rilevanti, sia per gli effetti immediati di una loro soluzione, sia per la eco mediatica che un diverso approccio alla ricerca può avere in ambito medico. Sono considerazioni secondo noi importanti e che giustificano gli alti costi che richiedono. Voglio quindi ringraziare queste iniziative di raccolte fondi, queste finestre aperte su un futuro di solidarietà e salute per tutti”.

E’ poi intervenuta la Marchesi: “Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile tale iniziativa. Il Grade viene spesso identificato con parte dell’Azienda Sanitaria Locale, a dimostrazione di una proficua collaborazione che in questi anni si è andata sempre più consolidando pur nei diversi ambiti di competenza. E se oggi ci troviamo uniti in questa iniziativa è perché è innovativa, concreta e rivolta alla ricerca. Noi siamo una ‘IRCCS’ (Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico) e la ricerca ovviamente fa parte del nostro DNA, quindi c’è fermento da questo punto di vista e di ciò ringrazio il prof. Luminari. Aggiungo anche che il Grade ha scommesso su qualcosa che non è così tangibile: un conto è la ‘PET’, un conto è investire sulla mente, sulle capacità e sulla cultura. Quindi un sentito grazie perché è difficile vincere una scommessa, ma di sicuro farete anche questo. Un grande grazie a tutti”.

Al termine dell’incontro, Roberto Abati (direttore generale Grade Onlus) ha tenuto a precisare a chi scrive, che lui stesso ha vinto la battaglia contro un tumore grazie alla professionalità di medici e infermieri. E se oggi è a capo del Grade è per poter supportare al meglio tutti coloro che si trovano a combattere con un nemico subdolo. “Il Grade è una famiglia perché si lotta e ci si sostiene a vicenda.”

Abbiamo poi paralato con Tina Guiducci che si occupa della comunicazione di due cantine, La Raia (azienda agricola biodinamica nel Gavi) e Tenuta Cucco (azienda biologica a Serralunga d’Alba). Ha detto: “Abbiamo partecipato a questo progetto con due prodotti. Il primo è della Raia che è il Gavi Pisè 2018, un’anteprima assoluta, un vino che produciamo nelle migliori annate e che quest’anno per la prima volta fa quello che gergalmente è detto “un tocco di legno”. Non solo è restato sui lieviti almeno due anni, ma ha visto anche l’aggiunta del passaggio in botti di rovere. Le prime bottiglie realizzate sono state destinate a questa iniziativa. La Tenuta Cucco ha invece presentato il classico Barolo di Serralunga d’Alba del 2016, una delle annate più apprezzate, il meglio che si poteva selezionare nella loro produzione. Sono felice anche che siano uno il primo vino biodinamico e l’altro un vino biologico, prodotti attenti alla natura e all’ambiente, che abbiamo potuto felicemente presentare qui al Grade attraverso gli amici di Winedering”.