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Scuola, Dad “no grazie”: molto meglio la “diffusa”

Il sindaco: "Metodo che sarà valore anche dopo il Covid"

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REGGIO EMILIA – La scuola reggiana continua a ‘fare scuola’. Lo dimostra ‘Scuola diffusa’, progetto avviato lo scorso anno sull’onda dell’emergenza sanitaria, che a Reggio Emilia si era da subito caratterizzato per i contenuti didattici innovativi, per le opportunità che poteva offrire ben oltre l’emergenza sanitaria. Il fare scuola immersi nella campagna e nell’attività agricola all’agriturismo ‘La casa del gufo’, oppure a tu per tu con le collezioni del palazzo dei Musei, fra gli scaffali della Biblioteca delle Arti o nelle sale a fianco degli spazi espositivi di palazzo da Mosto, per fare qualche esempio, è stata l’occasione per una nuova esperienza didattica.

Questo a riprova, se ve ne fosse bisogno, delle tesi di Maria Montessori e Loris Malaguzzi: la prima definiva lo spazio scolastico non come una struttura statica e limitata, ma come una struttura vivente, accuratamente organizzata e preparata per offrire esperienze di apprendimento autonome. Il secondo sosteneva che lo spazio fisico è talmente importante nel processo di apprendimento da intendersi come terzo insegnante, dove il primo è l’adulto, il secondo è il gruppo dei pari. Ogni spazio educativo è luogo di apprendimento e di riconoscimento di comunità, non è mai un luogo neutro.

Ed è proprio al Centro internazionale Loris Malaguzzi che verrà ospitata una classe della Collodi (Istituto comprensivo Galilei), grazie alla collaborazione con la Fondazione Reggio children. La collaborazione fra Comune e Fondazione prosegue poi nell’ambito dei tre progetti sperimentali ‘Nuovi paesaggi di apprendimento’ a beneficio dei ragazzi delle scuole Galileo Galilei e Marco Polo, che hanno vissuto e vivranno di nuovo un’inedita esperienza didattica tra spazi interni ed esterni alla scuola.

A questi progetti di Scuola diffusa già in corso nel reggiano l’anno scorso si aggiungono due nuove sperimentazioni, nelle scuole Amedeo d’Aosta e Carlo Alberto Dalla Chiesa, supervisionate sempre da Fondazione Reggio children, dall’architetto Oliver Forghieri e dagli studi di progettazione ‘Lascia la scia’ di Milano e ‘Lapis’ di Reggio Emilia. La Scuola diffusa in chiave reggiana non è passata inosservata, al punto che il ministero dell’Istruzione e il Comune di Reggio Emilia sottoscriveranno un Protocollo d’intesa per una più stretta collaborazione sul tema, per rafforzare il progetto, svilupparlo e, ove ritenuto possibile dal Ministero, proporlo ad altre realtà italiane.

Per questo, l’anno scolastico 2021-2022 vivrà una ‘introduzione’, il 10 e l’11 settembre al teatro Ariosto, con il convegno ‘Scuola diffusa: la città che si fa scuola’, con la partecipazione del ministro dell’Istruzione Patrizio Banchi. “La nostra scuola- rivendica il sindaco Luca Vecchi- riapre con nuovi spazi e nuovi contenuti, servizi e un’organizzazione del trasporto pubblico con le necessarie cautele di prevenzione, dopo un lavoro complesso fra istituzioni e grazie alla stretta collaborazione con insegnanti e famiglie. Questa relazione incide in maniera più ampia sulla città, sia sul piano fisico degli spazi, sia sul modo di costruire insieme: è un valore aggiunto del progetto Scuola diffusa e fa di questo modello, come volevamo che fosse, un elemento da tenere vivo anche nel dopo-Covid”.

E “nonostante le difficoltà di questa fase storica – dice l’assessora all’Educazione Raffaella Curioni – la città e la sua scuola non abdicano all’essere comunità educativa e solidale, con un modello di Scuola Diffusa che non significa solo maggiore sicurezza, ma diventa innovazione didattica orientata al futuro, in cui gli spazi divengono veri e propri ‘partner dell’apprendimento'”.

L’assessora ha poi presentato i servizi per il diritto allo studio, sottolineando fra l’altro l’arricchimento dei menù delle mense scolastiche con la reintroduzione di cibi che nell’emergenza dello scorso anno erano stati sospesi. Curioni sottolinea anche il potenziamento dei progetti educativi pomeridiani, che avranno una ulteriore nuova sede nel palazzo ex Banca d’Italia (per una cinquantina di alunni) e del personale educativo per bambini con diritti speciali con un monteore accresciuto del 14%, oltre al servizio di Scuolabus con 450 posti e il trasporto di bambini e ragazzi disabili.

Il trasporto pubblico locale, poi, come spiega l’assessora alla Mobilità, Carlotta Bonvicini, “in questo inizio d’anno scolastico osserva la norma di una capienza massima dell’80% dei posti disponibili su ciascun mezzo. E’ una misura di distanziamento a cui si associa l’attivazione degli staff, in tutto 37 addetti, alle fermate degli autobus più frequentate dagli studenti, ovvero personale che accompagnerà e ordinerà salite e discese dai mezzi, evitando resse e favorendo una fruizione più ordinata. Come stabilito nel tavolo di lavoro coordinato dalla Prefettura, avremo un aumento del numero degli autobus e un potenziamento delle linee. Da ricordare la gratuità dei mezzi pubblici per gli studenti, estesa quest’anno agli under 19”.

Le sedi che saranno utilizzate per la Scuola diffusa sono: Palazzo dei Musei, Chiostri di San Pietro, Polo creativo S.D. Factory, palazzo da Mosto, Banca d’Italia, Vecchia scuola primaria di Bagno, Scuola secondaria Dalla Chiesa, Centro internazionale Loris Malaguzzi, agriturismo ‘La casa del gufo’, Parrocchia di San Michele Arcangelo a Pieve Modolena, Parrocchia Regina Pacis, Teatro parrocchiale di Sant’Agostino, Scuola secondaria Amedeo d’Aosta, Parrocchia di Sant’Anselmo, Oratorio Don Bosco, e l’Ex sede Università in via Guido Riccio Fogliani.

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