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Sanità, i medici generici: “Pronti a mobilitarci”

Dura replica dei sanitari a ipotesi di riforma del sistema cure primarie

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REGGIO EMILIA – Si dichiarano “adiratissimi” e “pronti a chiedere al sindacato l’attivazione dello stato di agitazione provinciale ed a coinvolgere tutta la popolazione da loro assistita in una pubblica protesta anche su chat e social”.

Sono i medici di medicina generale di Reggio Emilia che rispondono così alle ipotesi di riforma del settore delle cure primarie, contenute in un documento siglato nei giorni scorsi dagli assessori regionali alla Salute. A scatenare il dissenso dei sanitari reggiani, in particolare, l’idea di accreditare i medici presso le Regioni o avviare un regime misto. Ma, è la replica, “i medici liberamente scelti in modo fiduciario dai cittadini, già non sono veri libero professionisti, ma medici convenzionati con il Servizio nazionale con ruolo parasubordinato nei confronti dell’Azienda sanitaria, incaricati di pubblico servizio e pubblici ufficiali con vincoli, incompatibilità e regole per la libera professione assurdamente maggiori rispetto a quelli dei dipendenti”.

Inoltre, a detta della Federazione reggiana la trasformazione dei medici di medicina generale in dipendenti sarebbe troppo onerosa e, in ogni caso, “non ci sono neppure medici sufficienti disponibili, proprio per mancata programmazione delle Regioni”.

Viene poi respinta al mittente la critica mossa dagli assessori che i medici di base non abbiano fatto quanto previsto dagli accordi nazionali su tamponi, test rapidi e vaccinazioni. Semmai, obiettano, “pur essendo coloro che più vaccinano ogni anno la popolazione, sono stati esclusi a lungo contro la loro volontà dalle vaccinazioni covid per false difficoltà nel maneggiare i vaccini”. Infine si chiede di adeguare le risorse assegnate alle Cure primarie (definite “briciole”) “senza più budget assegnati secondo storici obsoleti” ma in base alle le vere necessità sociosanitarie della popolazione.

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