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Ex Reggiane, i 104 “salvati” pronti a reinserirsi

Dopo il trasferimento dai capannoni per loro sono pronti dei percorsi per salute e lavoro

REGGIO EMILIA – Il progetto dei “corridoi umanitari” avviato a Reggio Emilia nell’area ex Reggiane entra in una nuova fase. Per i 104 stranieri che avevano occupato abusivamente gli immobili industriali dismessi (i cui ingressi sono stati murati, ndr) si apre infatti ora, dopo il trasferimento in appartamenti protetti e alberghi, un percorso di reinserimento nella comunità che passa per la presa in carico da parte dei servizi sociali del Comune, l’assegnazione di una residenza anagrafica e di un medico di base e – entro novembre-  l’avvio di incontri di orientamento e formazione per aiutarli a trovare un lavoro.

E’ il bilancio di “Reggiane Off”, il progetto nato da un accordo firmato a dicembre del 2020 in cui 31 soggetti tra istituzioni della città (Comune, Curia e Ausl in primis), forze dell’ordine e organizzazioni di volontariato, hanno cooperato per dare risposta all’annosa situazione critica della zona, dal punto di vista sociale e di ordine pubblico. L’uscita dal degrado degli “invisibili” delle Reggiane, che per il vescovo Massimo Camisasca vivevano in condizioni “disumane” si è completata verso la fine dell’estate subendo un’accelerazione ad agosto, quando la media dei reati commessi nel vicino parcheggio di piazzale Europa era di uno al giorno.

reggiane

Per il sindaco Luca Vecchi “è stata scritta una delle più belle pagine della storia della città dal punto di vista umanitario, perché a queste oltre 100 persone noi non diamo solo un posto letto, ma li prendiamo in carico nella rete pubblica di welfare”. E questo, aggiunge il sindaco, “vuol dire dare un’altra opportunità, non lasciare indietro gli ultimi e in definitiva vuol dire una comunità che crede nella solidarietà e che ha realizzato un percorso con elementi di umanità e di ordine pubblico”.

Il vescovo Massimo Camisasca ricorda: “Sono andato alle Reggiane tre volte: due per dire messa e una per incontrare le persone che vi abitavano. Ho visto un’umanità variegata, in parte delinquenziale, in parte disperata e senza colpa, se non quella di essere povera, o senza lavoro”. Continua il vescovo: “La loro condizione era disumana. Qualcosa bisognava fare”. Ora “la strada prosegue e innanzitutto, anche attraverso la Caritas, noi vogliamo aiutare le persone. Ma penso che quello che abbiamo iniziato a fare sia una bene per tutta la città perché quell’infiammazione di degrado sociale, spaccio e lotta fra gang, avrebbe potuto estendersi a tutto il corpo”.

Conferma l’assessore al Welfare del Comune Daniele Marchi: “Alle Reggiane c’era una ferita aperta e sanguinante. Ora inizia una nuova fase in cui la bussola sarà la cura di ogni persona nello spirito che anima già i servizi sociali della nostra città”.