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Area Mab estesa, Confcooperative: “Bene, ma attenti alle risorse locali”

Il direttore Teneggi: "Serve particolare attenzione all’Appennino reggiano. Colmare i gap per non generare nuove marginalizzazioni"

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REGGIO EMILIA – Giovedì il Consiglio internazionale dell’Unesco-Mab approverà l’allargamento della Riserva Uomo e Biosfera dell’Appennino tosco-emiliano, che arriverà ad includere 80 comuni rispetto agli attuali 34, si estenderà su 500.000 ettari (attualmente sono 200.000) e interesserà 370.000 abitanti rispetto agli attuali 105.000

“L’allargamento – sottolinea il direttore di Confcooperative Reggio Emilia, Giovanni Teneggi – rappresenta un fatto di straordinaria rilevanza, ma anche una grande sfida, per le prospettive di sviluppo del nostro Appennino, che sarà incluso in una delle più importanti “aree vaste” del nostro Paese”.

“E’ del tutto evidente – osserva Teneggi – che siamo di fronte ad un nuovo accreditamento politico-istituzionale internazionale di questo territorio, ma al tempo stesso a nuove responsabilità riguardo alle vicende più strettamente locali in termini di economia, servizi, abitabilità, per accompagnare integrazioni che salvaguardino e sviluppino le risorse dei diversi territori e non sanciscano, al contrario, forme di marginalizzazione o di annacquamento di peculiarità in una così vasta area”.

“Un’area – prosegue – che non è mai stata unica in termini culturali, storici e amministrativi”. La nuova Area MAB arriverà infatti alle porte delle città di Reggio Emilia e Parma, includerà la prima collina e l’Appennino Modenese tra il distretto ceramico e il Cimone, raccoglierà più compiutamente Lunigiana e Garfagnana, fino a lambire le Apuane e il mar Tirreno.

“Nella stessa area – evidenzia il direttore di Confcooperative – saranno inclusi territori che hanno economie, servizi, velocità di crescita, culture e risorse diverse. Alla percezione dell’osservatore esterno, portato ad avere un’immagine univoca e anche potente della nuova realtà, corrispondono, al contrario, situazioni, bisogni e opportunità anche molto differenziate, che debbono portare ad un ulteriore impegno delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche per valorizzare le peculiarità locali e colmare quei gap (strategici, digitali e infrastrutturali, ad esempio) che frenerebbero uno sviluppo più qualificato ed efficace per tutti”.

“Anche in vista di questo ampliamento – prosegue Teneggi – abbiamo rafforzato la nostra azione su progetti di sviluppo che facessero leva su economie, persone e risorse fondamentali per il nostro Appennino: la cooperazione agricola, la cooperazione di comunità, quella sociale e di servizio alle persone, la cooperazione culturale e turistica, quella di credito e quella fra i giovani. Anche oggi è necessario proseguire in questo senso, perché per allargarsi e guardare più lontano è fondamentale dedicare più tempo e attenzione a saldare i legami e gli interessi più vicini a chi abita il territorio (cittadini e imprese) trasformandolo ancora in valore”.

“Lo stesso discorso – secondo il direttore di Confcooperative – vale a proposito del nuovo rapporto che si va a stabilire tra Appennino reggiano e l’area del comune capoluogo: non possiamo celebrare quest’alleanza prodotta dall’allargamento della Riserva MAB – e pure lo facciamo convintamente – senza annotare che non abbiamo ancora detto e scritto le visioni, le parole, i fatti, gli investimenti, gli interessi che accomunano queste terre, smarrite nel tempo le une alle altre”.

“Se la partecipazione alla stessa “area vasta” è rappresentazione di un progetto condiviso fra montagna e città – conclude Teneggi – è urgente, allora, riferirla ad azioni puntuali e concrete perché non sia smentito lo stesso progetto. L’Appennino Tosco-Emiliano sarà la prima area vasta di rappresentanza e sviluppo territoriale del nostro paese e Reggio Emilia, dal Po al crinale, sarà la sua prima città estesa: per questo, come Confcooperative, continueremo a lavorare sulla nuova area MAB e in ogni pase”.

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