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Angeli e Demoni, Cartabia: “Su Buccoliero non interveniamo”

Il ministro: "Su sanzioni a giudice onorario decide la Corte d'Appello"

REGGIO EMILIA – Il ministero della Giustizia non prenderà provvedimenti riguardo alla posizione di Elena Buccoliero, ex giudice onorario ferrarese del Tribunale per i minorenni di Bologna e direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, che è indagata dalla Procura di Ancona per fatti collegati all’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti di bambini in provincia di Reggio Emilia.

A chiamare in causa il ministro Marta Cartabia era stato il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami con un’interrogazione a cui, venerdì scorso, il Guardasigilli ha risposto precisando che le questioni poste nell’atto ispettivo “esulano dalle competenze” del suo Dicastero.

Buccoliero è in particolare accusata di false dichiarazioni rilasciate agli inquirenti che indagavano su eventuali rapporti extraprofessionali tra giudici e operatori dell’ambito minorile, che avrebbero potuto determinare contesti di incompatibilità in merito all’esecuzione e al rispetto dei protocolli relativi agli affidi. Bignami, nell’interrogazione, ricorda inoltre che lo scorso febbraio il Consiglio superiore della magistratura ha deliberato di accettare le dimissioni di altri tre giudici onorari del Tribunale dei minori di Bologna (Daniele Stumpo, Emanuele Grandi e Alessio Crotti).

Nella risposta del ministro, visionata dalla ‘Dire’, si spiega però che nella vicenda “non si prospettano rilievi disciplinari a carico di magistrati togati ma di magistrati onorari (nessuno dei quali, si badi bene, presta più servizio al tribunale per i minorenni di Bologna)” e che pertanto “la previsione del potere di proposta di irrogazione della sanzione disciplinare è in capo al presidente della Corte di appello e il potere decisorio è spettante in primo grado al Consiglio giudiziario presso la Corte di appello e in secondo grado al Consiglio superiore della magistratura”.

Quanto alle dimissioni del giudice Grandi, puntualizza Cartabia, sono poi dipese “da sopraggiunti impegni lavorativi incompatibili con lo svolgimento della funzione onoraria”. Insomma, “sulla scorta dei dati di fatto esposti – conclude il ministro – non sussistono allo stato concrete e obiettive circostanze che giustifichino l’assunzione di eventuali iniziative”. Intanto a Reggio Emilia, nel processo avviato sui cosiddetti “fatti di Bibbiano”, è attesa la decisione del Gup sull’eventuale rinvio a giudizio dei 24 indagati coinvolti.