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Tragedia sulla A15, operaio di San Martino in Rio muore schiacciato da una ruspa

La vittima è Salvatore Rabbito, 53 anni. Stava lavorando sul cantiere parmigiano della 'Tibre', l'infrastruttura che collegherà l'A15 'Parma La Spezia' con l'autostrada del Brennero

REGGIO EMILIA – Un operaio di 53 anni di San Martino in Rio, Salvatore Rabbito, è morto ieri sera in un incidente sul lavoro in un cantiere dell’autostrada A15, a Parma. Secondo la prima ricostruzione della polizia stradale è stato travolto da una ruspa che andava in retromarcia e che lo ha schiacciato contro una macchina asfaltatrice.

Si tratta di un cantiere per la realizzazione della ‘Tibre’, l’infrastruttura che collegherà l’A15 ‘Parma La Spezia’ con l’autostrada del Brennero. L’operaio, residente in provincia di Reggio Emilia, è dipendente di un’azienda del settore edile del Modenese. Sul posto, anche un pm della Procura di Parma, al lavoro per la dinamica.

La reazione dei sindacati
“Basta con gli incidenti mortali sul lavoro. Non è più accettabile che nel 2021 si perda la vita per lavorare”. Lo affermano i sindacali edili Fillea Cgil Modena, Filca Cisl Emilia Centrale e Feneal Uil di Bologna-Modena-Ferrara dopo l’infortunio mortale di cui è rimasto vittima mercoledì sera, 4 agosto, un lavoratore edile reggiano impegnato in un cantiere dell’autostrada A15 in provincia di Parma.

Salvatore Rabbito, 53 enne residente a Reggio Emilia, ma di origini modenesi era dipendente del Frantoio Fondovalle di Marano. E’ stato schiacciato da un macchinario mentre stava facendo manutenzione.

Salvatore Rabbito
Salvatore Rabbito

I sindacati esprimono profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore.

“Confermando piena fiducia negli organismi competenti, cui spetta accertare la correttezza delle misure di prevenzione, la dinamica e le cause dell’infortunio mortale, chiediamo a gran voce che venga fatta luce sulla vicenda e sulle eventuali responsabilità – dichiarano Rodolfo Ferraro (Fillea Cgil Modena), Davide Martino (Filca Cisl Emila Centrale) e Maria Cristina Vivi (Feneal Uil Bologna-Modena-Ferrara) – Bisogna agire immediatamente affinché episodi analoghi non si ripetano. Non è più tollerabile assistere inermi all’elenco quotidiano dei morti sul lavoro. È l’ora dei fatti per porre fine a questa piaga indegna di una società civile. Istituzioni e autorità competenti mettano sul campo azioni che garantiscano la sicurezza nei luoghi di lavoro. L’edilizia, così come tanti altri settori della nostra economia, – concludono i sindacalisti – paga ora i troppi anni di mancati investimenti in sicurezza e formazione. Oggi una ripresa del settore corrisponde a una vertiginosa crescita di infortuni gravi e mortali. È ora di dire basta ai morti sul lavoro, a barattare la salute e la vita dei lavoratori e delle lavoratrici con logiche di profitto. Non è più accettabile che nel 2021 si perda la vita per lavorare”.