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Morti sul lavoro, la Cgil: “Le parole non servono più, è l’ora dei fatti”

A Reggio Emilia il rapporto tra infortuni e numero di lavoratori è passato dal 2,5% del 2019 al 3,5% nel 2020

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REGGIO EMILIA – La Cgil di Reggio Emilia esprime “il cordoglio e la propria vicinanza offrendo il pieno sostegno ai familiari del lavoratore Salvatore Rabbito residente a San Martino in Rio e deceduto compiendo il proprio lavoro in un cantiere autostradale a Parma“.

Continua il sindacato: “Non è davvero più tollerabile che lavoratrici e lavoratori che tutte le mattine escono di casa per sostenere con il proprio lavoro la famiglia rischino concretamente di non fare più ritorno. Siamo stanchi che i nostri appelli finiscano nel vuoto, siamo stanchi che il governo non reagisca in maniera dura e rapida per provare a mettere fine a questa mattanza. Siamo di fronte ad una emergenza nazionale non meno grave di quella determinata dalla pandemia. Se si continuasse a registrare una media di tre decessi al giorno arriveremo, a fine anno, a contare un migliaio di morti sul lavoro. Questo stillicidio non è possibile in un paese che si definisce civile e moderno. Bisogna agire immediatamente con tutte le risorse a disposizione ed eventualmente prevederne dei nuove”.

Il decreto legislativo del 9 aprile 2008, n° 81 mette già a disposizione degli strumenti importanti previsti dal sistema istituzionale (dall’articolo 5 all’articolo 13) oltre a tutto ciò che riguarda la gestione della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro. Ma il sindacato evidenzia che “purtroppo se i numeri delle vittime, degli infortuni e delle Malattie Professionali che tutti gli anni l’Inail fornisce, non si riducono, significa che la legge viene spesso non rispettata o male applicata”.

A Reggio Emilia il rapporto tra infortuni e numero di lavoratori è passato dal 2,5% del 2019 al 3,5% nel 2020. Scrive la Cgil: “Quello che continua a non funzionare è l’insufficienza dei controlli da parte degli enti preposti, il mancato coordinamento tra gli enti medesimi, il continuo taglio al personale oltre alla mancanza di professionalità dedicate alla materia, dal Servizio Prevenzione e Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, dall’Inail, dall’ispettorato del Lavoro. La carenza di formazione e di cultura sulla sicurezza nel lavoro, spesso percepiti da molti imprenditori, come un ostacolo alla produttività se non come un costo aggiuntivo di cui si può fare tranquillamente a meno, è l’altro lato della medaglia”.

Conclude il sindacato: “Il maggior coinvolgimento e formazione dei Rappresentanti alla Sicurezza dei Lavoratori (RLS), anche qui considerati spesso dalle Aziende come un problema od un ostacolo invece che come parte integrante del sistema “Salute e Sicurezza” di tutta l’impresa, dovrebbe essere la prima risposta da fornire. Gli RLS sono quelle figure che spesso e volentieri conoscono l’intero ciclo produttivo e che possono (devono) collaborare con l’insieme del management aziendale per ridurre al minimo il rischio di farsi male al lavoro. Non ci sono più parole se non quelle di sostegno, solidarietà, vicinanza nei confronti delle vittime sul lavoro. Servono ora fatti concreti e servono subito”.

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