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Martina, la stella reggiana del pattinaggio a rotelle

L'atleta di Vezzano, che è approdata alla nazionale, spera che diventi presto una specialità olimpica per esibirsi a Parigi

VEZZANO (Reggio Emilia) – In un piccolo comune della collina reggiana brilla la stella di Martina Stefani, 14enne nata a Sassuolo, ma vezzanese doc che con la sua classe è riuscita ad agguantare un posto nella nazionale di pattinaggio artistico a rotelle. Veniva da una deludente esperienza nel mondo del nuoto e rimase affascinata da quella piazzetta rossa e gli scarponcini con le ruote. Aveva scoperto il suo sport. Questa splendida disciplina sportiva l’ha coinvolta sin dalla tenera età di 4 anni e mezzo e frequentava i corsi organizzati dall’Olimpia di Vezzano sotto la guida dell’allenatrice Elena Guidetti.

Su consiglio di quest’ultima si è trasferita a Reggio Emilia, entrando in quella che oggi è la società sportiva Bagnolo Skating Club, e qui ha trovato l’appoggio di atleti ed esperti del calibro di Giulia Ferrarini, Barbara Audiberti e Raffaello Melossi. La campionessa reggiana vanta già un palmarès di tutto rispetto: è salita sul gradino più alto del podio sia in due campionati nazionali (2016 – 2017) sia in due campionati regionali (2018 – 2019), un secondo posto in occasione del Trofeo Sedmak-Bressan (primo evento internazionale svoltosi a Trieste a maggio di quest’anno) e una medaglia d’argento alla “Coppa di Germania” tenutasi a Friburgo lo scorso luglio. Inoltre, da settembre, entrerà a fare parte della A.S.D. Primavera dello Sport a Calenzano.

Martina, vestire la maglia della nazionale in tenera età non è cosa da tutti i giorni. È una responsabilità che ti pesa o che riesci a vivere con serenità?
In tutti e due i modi. La responsabilità di rappresentare la mia nazione mi pesa, ma credo di riuscire a viverla con la giusta serenità, anche perché troppa ansia può influenzare negativamente la prestazione e conseguentemente anche il risultato in gara. Permettimi di aggiungere: è un peccato che il pattinaggio artistico a rotelle non sia previsto alle olimpiadi, benché abbiano accettato discipline come lo skateboard, ma spero di potermi esibire un giorno anche in quella che è la massima espressione dello sport.

Quando scendi in pista quali emozioni ti avvolgono?
In quel momento la mia mente si svuota. In pista mi sento un’altra persona, capace di esprimere veramente quello che sono. Persino quando mi riguardo in video, fatico a credere di aver fatto qualcosa di così importante e perché no, meraviglioso.

Descrivici la tua giornata tipo
Ora, nel periodo estivo, la sveglia suona alle 8 e poi, ogni settimana passo quattro giorni a prepararmi atleticamente a Calenzano e altri due giorni ad allenarmi a Reggio Emilia. Quando gareggiavo in coppia dovevo andare anche a Bologna, ma adesso ho smesso.

Come ti vedi tra qualche anno?
A settembre inizierò a frequentare le scuole superiori e ho scelto il liceo scientifico “Aldo Moro” ad indirizzo scienze applicate. Alla scuola ci tengo e chissà, un po’ più in là potrei indossare un camice bianco, dato che la facoltà di medicina mi affascina. Però i pattini non mancheranno mai ai miei piedi e non mi dispiacerebbe, un giorno, fondare una mia società di pattinaggio artistico a rotelle e trasmettere tutto il bagaglio di esperienze che ho e che potrò ancora acquisire. Tutto ciò che mi ero programmata, sino a oggi l’ho raggiunto, spero di continuare a essere così fortunata.

Come concili questo gravoso impegno con la scuola e le amicizie?
Le amicizie le ho sempre purtroppo trascurate dato che sin da quando ero alle elementari il tempo per il divertimento era sempre molto limitato e appena terminati i compiti già ero pronta per allenarmi in pista. Gareggiando sia in Italia sia all’estero, ho però la possibilità di fare nuovi incontri e conseguentemente tra noi atlete può nascere anche un legame. Con i compagni di scuola capita di incontrarci nei miei pochi pomeriggi liberi, ma il tempo è sempre poco e mantenere le relazioni è difficile.

Com’è il rapporto con i tuoi genitori?
Molto sincero. Sono figlia unica e mamma e papà mi sostengono sempre, sono la mia ricarica e coloro che mi aiutano a crescere e al contempo migliorare come ragazza. Sono i miei primi tifosi, ma in modo diverso. Papà è più riservato, i suoi occhi parlano per lui. Mamma, invece, è un fiume in piena di emozioni. È anche la mia parrucchiera e truccatrice di fiducia.

I giovani di oggi sono sempre più attratti dai social e dai giochi multimediali. Tu ti consideri un’eccezione?
Forse quando ero più piccola, sempre da sola ad allenarmi e a gareggiare in pista. Però, con il tempo ho capito di aver avuto un’infanzia che mi ha formata caratterialmente, perché lo sport comunque ti insegna ad affrontare le novità e a viverle con serenità e coraggio. Non sono cose che impari con i videogiochi. Comunque, oggi ho il mio telefono cellulare e il profilo social come tante ragazze della mia età.