Quantcast

La Regione aiuterà il fratello di Saman e altre due reggiane

La Fondazione vittime di reati accoglie anche le istanze di Ilaria Sassone e di una barista. Via libera a contributi per 69mila euro per nove casi

REGGIO EMILIA – Ci sono anche il giovane fratello di Saman Abbas, Ilaria Sassone, di Novellara e una donna titolare di un bar tra le persone che riceveranno un sostegno dalla Fondazione vittime di reati della Regione Emilia-Romagna. Il Comitato dei garanti si è riunito per valutare le nuove domande arrivate dai sindaci delle cittadine dove risiedono le vittime, requisito necessario per attivare la catena di aiuti della Fondazione.

Sono state così accolte nove istanze dalle province di Bologna (tre casi), Reggio Emilia (tre casi), Modena, Parma e Ravenna, per un totale di 69.000 euro di contributi. Da inizio anno sono state 18 le istanze accolte e 42 le persone aiutate. Tra i nuovi casi c’è anche il giallo di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, ossia la scomparsa l’1 maggio scorso della 18enne Saman Abbas che ha rifiutato il matrimonio forzato imposto dalla famiglia. L’aiuto andrà al fratello minorenne di Saman, “che ha reso una testimonianza fondamentale per le indagini, ribellandosi all’omertà familiare”, sottolinea la Regione.

Il ragazzo è stato accolto in comunità e il contributo regionale sarà gestito attraverso il tutore nominato dal Tribunale. Il contributo della Fondazione è stato riconosciuto anche ai genitori di Chiara Gualzetti, la 15enne di Valsamoggia in provincia di Bologna uccisa il 27 giugno da un coetaneo che riteneva suo amico. Tra le istanze accolte c’è anche quella di Elisa Bravi, la ravennate uccisa dal coniuge nel dicembre 2019: in questo caso l’aiuto andrà ai due bambini che ora vivono con i nonni materni. C’è poi il caso di Francesca Rizzello, la modenese che nell’aprile 2019, a 36 anni, è stata colpita con oltre 20 coltellate dal fratello, un uomo con problemi psichici: sottoposta a numerosi interventi chirurgici e riabilitazioni, ha interrotto il lavoro e ancora non è del tutto autonoma.

La Fondazione vittime reati dell’Emilia-Romagna aiuterà anche Ilaria Sassone, sempre di Novellara, impegnata da oltre un anno a riportare a casa il figlio di 5 cinque anni dopo che l’ex marito ha condotto con sé il bambino in Turchia senza il consenso della madre. Sempre dal reggiano arriva il caso di una donna titolare di un bar che alcuni mesi fa è stata rapinata da un giovane tossicodipendente e ferita con una siringa infetta: avendo contratto l’epatite C, è alle prese con gravi problemi di salute e cure specialistiche costose. Infine, gli altre tre casi riguardano donne e bambini vittime di maltrattamenti familiari che si sono protratti per anni. In un caso la donna era persino in condizioni di semi-schiavitù.

“E’ una lotta che ormai da 16 anni come Regione facciamo, al fianco delle vittime e delle loro famiglie, contro la barbarie di crimini e violenze inammissibili – spiega il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – perché prevalga sempre il senso di giustizia nelle nostre comunità. Purtroppo, nonostante la pandemia, abbiamo dovuto assistere ancora una volta a storie di violenza che ci riempiono di sdegno e che colpiscono donne inermi tra le mura di casa o ad opera di familiari e persone che dovrebbero essere animate, proprio per la vicinanza alle vittime, da sentimenti di amore, affetto e solidarietà”.

Grazie alla Fondazione, guidata da Carlo Lucarelli, rimane “sempre accesa nei nostri territori la luce della speranza e della dignità per tutti coloro che si trovano coinvolti da questi episodi di sopraffazione- aggiunge Bonaccini- l’Emilia-Romagna sarà sempre schierata al fianco delle vittime in modo concreto e tangibile”.

Ad ogni riunione del Comitato dei Garanti, afferma Lucarelli, “ci troviamo di fronte a casi di crimine e violenza a cui cercare di dare sollievo. E tutte le volte, anche questa, ci chiediamo se le brutte storie di cui veniamo a conoscenza siano ancora peggio di quelle precedenti, o più numerose”.

Quello della Fondazione vittime reati dell’Emilia-Romagna è “un osservatorio particolare – prosegue il presidente – ci occupiamo di un numero ristretto di casi segnalati, sui quali non è possibile elaborare comparazioni o considerazioni statistiche. Ma dal momento che ogni caso di cui ci prendiamo carico è sempre una brutta storia davvero, allora anche se non siamo in grado di dire se statisticamente le violenze e gli omicidi di cui ci siamo occupati siano di più o di meno rispetto alle altre volte, possiamo affermare con sicurezza che comunque sono troppi”.