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Edilizia, stop a espansioni nel nuovo piano urbanistico

Previsto un taglio di 5,5 milioni di metri quadri edificabili.

REGGIO EMILIA – Con il nuovo piano urbanistico di Reggio Emilia (il cui iter si completerà nel 2022) sarà cancellata “l’eredità urbanistica degli ultimi trent’anni” con un taglio, in termini di nuove aree potenzialmente urbanizzabili, di 5,5 milioni di metri quadrati, pari a 3.780 alloggi e oltre 145.000 metri quadrati di superficie di vendita.

Lo spiega il Comune sottolineando che il piano rafforza così “le scelte di questi ultimi anni che hanno già portato alla cancellazione nel Psc (piano strutturale comunale) di 2,4 milioni metri quadrati di aree potenzialmente urbanizzabili in territorio agricolo, pari a 3.460 alloggi e 46.000 metri quadrati di superficie di vendita”. Nel nuovo strumento di pianificazione si prospetta dunque un cambio di tendenza rispetto alla stagione di espansione urbanistica che ha interessato la città negli anni scorsi.

E’ sempre l’amministrazione a fornire i dati: dal 2001 al 2011 Reggio è passata dal 17 al 20,7% di territorio urbanizzato. Oggi il consumo di suolo è pari al 21% collocando il Comune ai vertici della non prestigiosa graduatoria dei territori con il maggior suolo consumato. Tuttavia l’enorme produzione edilizia realizzata nei primi anni del 2000 è stata completamente assorbita dal mercato.

Lo sfitto è infatti pari a solo il 3,7% delle unità immobiliari ovvero circa 3.000 alloggi concentrati nel centro storico e nelle frazioni a confine con il territorio comunale. Inoltre con l’attuale trend demografico (la crescita annua dal 2011 ad oggi è stata dell’1,2%) il residuo non ancora realizzato relativo a Piani convenzionati (pertanto non modificabili dal Pug), pari 631 alloggi, potrebbero dare una risposta abitativa per i prossimi 10 anni. Da qui la decisione del Comune di limitare le nuove costruzioni anche nel Pug, dopo non aver più autorizzato nessun nuovo piano residenziale dopo il 2014.

Ecco perché “la facoltà concessa dalla legge urbanistica regionale del consumo di suolo massimo pari al 3% del territorio urbanizzato entro il 2050 verrà preservata esclusivamente per funzioni produttive, ad alta occupabilità e valore aggiunto, escludendo pertanto le funzioni residenziali e commerciali”, conclude l’amministrazione.