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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Dad, non si può ricorrere in eterno alla soluzione del Disastro a domicilio”

La professoressa Cavalca: "Non può avere nessuna faccia buona, o, se ce l'ha, la può avere solo per un breve periodo, perchè il quotidiano, in sé e per sé, si compone di problemi da risolvere"

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REGGIO EMILIACome docente di scuola superiore devo intervenire in merito all’articolo pubblicato su Repubblica, “La faccia buona della Dad”, di Michela Marzano. La professoressa si dilunga nel descrivere le qualità “positive” della Dad nel contesto universitario, riportando esempi che rappresentano solo un aspetto degli effetti prodotti da questo insolito modo di fare didattica.

Innanzitutto non è vero che il disastro della dad sia un’idea diventata certezza, purtroppo è la realtà nuda e cruda, un dato di fatto e non un’entità astratta dell’iperuranio. La Dad è nata nel febbraio del 2020 dalla consapevolezza che sarebbe stata una modalità operativa a termine, in un momento emergenziale, in cui non si poteva agire altrimenti per cercare di non perdere completamente né studenti, né programmi. Non è vero che chiunque addita la Dad come vera responsabile del fallimento educativo di questi ultimi anni, in quanto la usiamo da troppo poco tempo, per fortuna.

I problemi dell’insuccesso educativo, laddove si presentino, sono dovuti a ben altro. Non è solo la questione della mancanza di relazione, scambio e dialogo inevitabile con la Dad, che comunque caratterizza da sempre la lezione ex cathedra impartita all’università, ed è il motivo per cui la docente universitaria la difende. E’ un problema di metodo di apprendimenti che, con gli studenti della scuola secondaria di secondo grado, ma ancor più con gli altri ordini di studio e grado, si costruisce giorno dopo giorno, progressivamente per un intero anno scolastico e non nel giro di un semestre o un trimestre per poche ore come all’università.

Si legge che all’università la Dad è servita ai più fragili, ai non abbienti, ai deboli a vincere ansia sociale ed altre fragilità, ma come la mettiamo con la Dad che ha “fragilizzato” tanti studenti delle scuole superiori, che saranno futuri studenti universitari? Abbiamo ripetuto più volte nelle nostre manifestazioni di piazza che la
Dad ci ha aiutato a non perdere completamente gli studenti e abbiamo riconosciuto che possa servire con gli studenti infermi ed ospedalizzati, come del resto si è sempre fatto. La missione più importante della scuola pubblica è proprio quella di non perdere nessun studente, a maggior ragione uno studente in situazione di obiettiva difficoltà, ma è proprio questo che avviene con la dad alle superiori.

Se le classi meno abbienti non hanno accesso all’alta formazione, è l’alta formazione che deve farsi una domanda e darsi una risposta, ovvero risolvere i problemi legati all’elevato costo di tasse, abbonamenti e affitti, ma non può certo ricorrere in eterno alla soluzione del ‘Disastro A Domicilio’, perché è di questo che si tratta. Siamo sicuri che un titolo di studio importante come la laurea acquisita in dad, sia della stessa qualità di una laurea conquistato con la presenza?

Certo gli studenti migliori restano tali in qualunque contesto, ma qualunque insegnante conosce la assoluta difficoltà di valutare correttamente in DAD e sa quanto questo crei situazioni favorevoli a che anche i meno capaci, i non meritevoli superino egualmente gli esami, ben più di quanto avvenga in presenza. Insomma, la normalità può essere ingiusta, sbagliata e penalizzante come scrive la prof.ssa, ma questa è la vita di tutti i giorni. Se non fosse così non ci sarebbero competenze intellettive; avere un problema significa arrangiarsi per trovarne una soluzione, impegnarsi ad andare oltre ed è solo in questo modo che ci si prepara e si cresce. Purtroppo invece stiamo affidando sempre più al virtuale e al digitale le nostre vite ormai prive di carne ed ossa, tanto da assomigliare ad ologrammi invisibili.

La dad non può avere nessuna faccia buona, o, se ce l’ha, la può avere solo per un breve periodo, perchè il quotidiano, in sé e per sé, si compone di problemi da risolvere. Uno studente diplomato ha e deve continuare ad avere il diritto di frequentare l’università in presenza proprio perché il quotidiano è complesso e multiforme e non si può confondere il “virtuale” con il “reale”.

Antonella Cavalca, professoressa al Liceo Scientifico.Linguistico Statale “Aldo Moro” Reggio Emilia

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