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Afghanistan, la Cgil: “Non lasciare le donne sole nel dramma”

Il sindacato chiede che "si presti soccorso alle donne e attiviste che si sono distinte nel combattere la violenza talebana e che intendono rimanere attiviste clandestine nel loro paese"

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REGGIO EMILIA – Nuova presa di posizione della Cgil di Reggio Emilia sulla crisi in Afghanistan insieme alle componenti femminili del sindacato (la Rete delle Donne della Cgil e il Coordinamento donne Spi). L’attenzione è concentrata in particolare sulle “bambine, ragazze, donne” del Paese conquistato dai talebani che “sono cresciute rivendicando il diritto all’istruzione, al lavoro, il diritto di parola e d’informazione, il diritto alla libertà di scelta e di vita. E all’improvviso sono state sconvolte e oscurate”.

Aderendo all’appello nazionale delle Associazioni Orlando.Women, e Casa Internazionale delle Donne, anche la Camera del lavoro reggiana chiede quindi “con forza” alla Presidenza della Commissione europea e al Governo italiano che: “si presti soccorso alle donne e attiviste che si sono distinte nel combattere la violenza talebana e che intendono rimanere attiviste clandestine nel loro paese”, e “venga data assistenza e aiuto prioritario alle bambine e alle donne oggetto principale di rastrellamenti, violenze, stupri e interdizione al diritto al lavoro”.

Inoltre che “si delinei una posizione politica netta e condivisa di accoglienza alle profughe e profughi afghani, offrendo anzitutto asilo e assistenza” e “si deliberi una politica estera condivisa a livello europeo che si opponga a regimi terroristici che negano diritti civili e sociali alle popolazioni”. In sintesi, conclude la Cgil provinciale, “ribadiamo il nostro impegno a mantenere alto il livello di attenzione nei confronti del dramma che le donne dell’Afghanistan stanno vivendo”.

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