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Afghanistan, la Cgil: “Aprire subito corridoi umanitari”

La Camera del Lavoro “L’Italia tutta faccia sentire la propria voce al fianco del popolo afghano”

REGGIO EMILIA – “Quanto si sta verificando in Afghanistan in queste ore non può lasciare indifferente nessuno. A ogni livello della società civile italiana, e ovviamente della politica, è necessario prendere posizione”.

Lo scrive la Camera del lavoro di Reggio Emilia che aggiunge: “Non si può ignorare il fallimento di venti anni di “esportazione della democrazia” con le armi in un Paese già dilaniato da conflitti e invasioni straniere, vent’anni culminati in una resa consumata sulla pelle del popolo afghano. Appare inconcepibile che a pagare il prezzo salatissimo di questa debacle della politica internazionale siano solo gli uomini e soprattutto le donne afghane che vedono il rischio concreto di azzeramento dei pochi diritti ottenuti in questi anni”.

Secondo la Cgil “le notizie che filtrano da Kabul e dalle altre città cadute rapidamente nelle mani dei Talebani sono a dir poco inquietanti e le diplomazie occidentali non possono certo fidarsi delle formali rassicurazioni che arrivano dal nuovo governo appena insediato. Bisogna aprire subito corridoi umanitari e accogliere chi fugge; “accogliere” e non “ospitare”, “prendere in carico” e non “tollerare”. Le pressioni verso il nuovo regime dovranno essere costanti e continue da parte di tutti gli attori mondiali a partire dall’Onu”.

Continua il sindacato: “Anche l’Italia dovrà fare la sua parte per garantire al popolo afghano e alle donne in particolar modo il rispetto dei diritti fondamentali, come quello all’istruzione, all’autodeterminazione, alla partecipazione alla vita sociale e politica. Ogni diritto conquistato e poi nuovamente perso è una ferita lacerante che colpisce non solo chi la subisce , ma anche chi resta immobile a guardare”.

E conclude: “Come Camera del Lavoro di Reggio Emilia faremo quanto in nostro potere per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali con l’intento di evitare che anche su questo dramma umanitario cali un intollerabile silenzio”.