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Riclaggio, Reggio seconda in Regione per numero di operazioni sospette

La Cgil denuncia: "Boom di segnalazioni su transazioni a rischio, ma nessuno si muove"

REGGIO EMILIA – Riciclaggio, la nostra provincia si piazza al secondo posto, in Emilia-Romagna, per operazioni sospette con 723 casi (la prima è Bologna con 1.105 casi segnalati, ndr).

Riaccende i fari sull’Emilia-Romagna il report Uif, l’unità di intelligence finanziaria della Banca d’Italia. Guardando ai numeri del primo semestre 2021, l’Unità di Bankitalia ha ricevuto 70.157 segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio in Italia, con un incremento del 32,5% rispetto al primo semestre dell’anno precedente, e in Emilia-Romagna “lo stesso semestre vede un’incredibile crescita delle segnalazioni, del 40,8%”, segnala allarmata la Cgil di Modena con il coordinatore Legalità Franco Zavatti. Rispetto al primo semestre 2020, così, l’Emilia-Romagna risulta peggiorata occupando il quarto posto nazionale per segnalazioni, dopo Lombardia, Lazio e Campania, prima di Calabria.

Emergono in particolare 4.902 segnalazioni emiliano-romagnole: “Sono stati rilevati ben 27 casi di sospetto riciclaggio ogni santo giorno. Bologna è la prima provincia con 1.105 casi segnalati, poi balza al secondo posto Reggio Emilia con 723 casi, segue Modena con 647 casi ed un incremento del 24,9% sul 2020″, puntualizza il sindacato. Inoltre, commenta la Cgil leggendo il report Uif, delle oltre 70.000 segnalazioni dell’ultimo semestre, dai notai sono partiti 2.479 avvisi, mentre le tante migliaia di avvocati italiani hanno inviato sedici (16) segnalazioni: neanche una per regione”.

L’Emilia-Romagna si inserisce, inoltre, tra le regioni con imprese, professionisti e ‘prestanome’ maggiormente coinvolti nei traffici finanziari illeciti coi paesi stranieri cosiddetti paradisi fiscali. Delle operazioni segnalate per money transfer a livello nazionale, “incredibilmente passate da 85.928 nel primo semestre ’20 a ben 258.257 nel semestre di quest’anno, cinque nostre province sono tra le più rosse”. Conclude quindi il sindacato: “Urge fare tanto per invertire questa pericolosa scivolata della nostra economia produttiva, commerciale e professionale, verso l’illegalità e le possibili infiltrazioni mafiose. La Cgil sollecita da tempo specifiche iniziative territoriali per attivare una prevenzione estesa ed efficace. Ma di fatto chi ne parla? Chi si muove?”.