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Inchiesta appalti comunali, al via l’udienza preliminare

Al termine il giudice Andrea Rat si pronuncerà sull'eventuale rinvio a giudizio di 24 indagati tra cui 7 tra attuali ed ex dirigenti e funzionari comunali e professionisti e artigiani esterni dell'amministrazione

REGGIO EMILIA – Parte con già molta “carne al fuoco” il processo scaturito a Reggio Emilia dall’inchiesta “Re cleaning” sugli appalti per oltre 27 milioni del Comune di Reggio relativi al 2016, che la Procura ritiene essere stati pilotati con l’emissione di bandi “su misura” di chi li avrebbe poi vinti. In tribunale si è infatti svolta stamattina la prima udienza della fase preliminare, al termine della quale il giudice Andrea Rat si pronuncerà sull’eventuale rinvio a giudizio di 24 indagati tra cui 7 tra attuali ed ex dirigenti e funzionari comunali e professionisti e artigiani esterni dell’amministrazione.

Ma i difensori hanno già posto diverse questioni preventive, di cui la più “pesante” riguarda la posizione di Santo Gnoni. Si tratta dell’ex dirigente del servizio Legale del Comune, all’epoca anche membro della commissione tributaria provinciale, e unico indagato accusato di istigazione alla corruzione. Il suo avvocato Liborio Cataliotti ha in particolare sollevato un’eccezione di competenza territoriale, sostenendo che per i reati commessi in seno alla commissione tributaria a decidere è il tribunale di Parma.

Per Ernesto D’Andrea, che difende il direttore dell’Istituzione nidi e scuole d’infanzia del Comune Nando Rinaldi e l’ex dirigente Alessandro Meggiato (ora passato in Regione) tale difetto di competenza comporterebbe, inoltre, l’inutilizzabilità delle intercettazioni acquisite contro gli indagati. Sulle trascrizioni di queste, poi, è probabile sarà chiesta una perizia. Sono inoltre state sollevate irregolarità nella notifica degli atti giudiziari emessi nei loro confronti per il commercialista Alessandro Lucci e per Ivana Ceccardi, funzionaria comunale dell’ufficio Acquisti a Appalti. La difesa di Ceccardi ha tra l’altro preannunciato che chiederà il giudizio per abbreviato.

Depositata infine una richiesta di costituzione di parte civile avanzata dalla società “Baby e Job, srl”, che si era aggiudicata l’appalto per la gestione dal 2016 al 2019 dell’asilo nido “Maramotti”. La società si era poi vista revocare l’affidamento (del valore di 850.000 euro) dal Comune, che ne aveva giudicato illegittima l’offerta economica e affidato il servizio alla cooperativa Panta Rei. L’esclusa ha fatto ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, che hanno entrambi attestato la regolarità della gara.

Oltre a quello sull’asilo, ci sono altri tre bandi finiti sotto la lente della Procura. Uno è quello da 25 milioni con cui – tramite una gara europea – sono stati affidati per 8 anni (dal 2016 al 2024) i servizi di gestione della sosta sulle “strisce blu”, del trasporto scolastico (gli scuolabus), dei servizi di controllo Ztl, e di bike-sharing. A vincere è stato l’unico partecipante alla gara, il consorzio Tea, che registrava tra i suoi associati la società Til srl, già concessionaria del Comune per i medesimi servizi. Il bando, secondo l’accusa sarebbe stato configurato ad hoc per scongiurare la partecipazione di potenziali concorrenti.

Un’altra presunta procedura illecita avrebbe poi riguardato l’affidamento del servizio di ripristino e sicurezza stradale, con rimozione dei mezzi coinvolti in incidenti. L’affidamento per 6 anni del valore di 950.000 andò ai titolari alla Autofficina Corradini srl i cui soci (i fratelli Lorenzo e Vincenzo Corradini) sono anche loro indagati. Avrebbero infatti vinto il bando e “lasciato perdere” un credito di 2,7 milioni che vantavano verso il Comune.

Infine vengono contestati gli incarichi affidati nel 2016 a due avvocati (per 60.000 euro) che anche in questo caso sarebbero stati selezionati con una procedura non regolare. A settembre del 2020 è stato notificato l’avviso di fine indagini a 26 persone, ma le posizioni del comandante della Polizia municipale Stefano Poma e dell’allora componente di una commissione di gara Maria Marzi sono state stralciate dalla Procura. Altre venti persone sono iscritte nel registro degli indagati, ma nei loro confronti non sono stati emessi avvisi di fine indagini o formulate richieste di rinvio a giudizio. Tra loro c’è anche il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi.

L’attività investigativa è iniziata nel 2016 dopo alcune dichiarazioni fatte da privati e hanno visto tra giugno 2017 e aprile 2019 il deposito di diverse informative della Guardia di Finanza in ordine alla sussistenza di ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, falsità in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione. Santo Gnoni viene considerato una delle figure chiave dell’inchiesta, ma il suo legale, Liborio Cataliotti, lo contesta. “Non è indagato nel principale degli appalti (quello da 25 milioni, ndr) e per gli altri tre in cui in tesi di accusa è coinvolto, abbiamo elementi solidissimi”, dice.