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Fisco, scoperto sistema frodi all’Erario: sequestri anche a Reggio

In carcere anche persone ritenute vicine a Camorra e 'ndrangheta

REGGIO EMILIA – Custodia cautelare in carcere per tre persone, un uomo di 49 anni e la moglie 47enne – entrambi domiciliati in provincia di Salerno, e un 44enne che faceva loro da prestanome (nei cui confronti non è stato ancora possibile eseguire la misura), e il sequestro preventivo di 11 società e di altri beni per un valore complessivo di oltre 50 milioni di euro.

Questo è quanto ha disposto il gip di Bologna, Francesca Zavaglia, nell’ambito dell’operazione ‘Speed’, condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna e coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Caleca e dalla sostituta Manuela Cavallo. Per eseguire i provvedimenti è stato necessario l’impiego di 80 militari finanzieri, che hanno operato tra la Campania, l’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Puglia, aggiunge la Gdf.

Al centro dell’indagine, spiegano le Fiamme gialle, c’è “l’analisi di numerose e raffinate operazioni finanziarie e societarie” illecite, tra cui “il trasferimento fittizio della sede legale, dalla provincia di Salerno a Bologna, di un’importante cooperativa operante nel settore del trasporto merci, gravata da debiti erariali per oltre 25 milioni di euro”. Il trasferimento è avvenuto “poco prima del fallimento”, dichiarato dal Tribunale nel luglio del 2018, revocato nel novembre dello stesso anno dalla Corte d’appello e successivamente riconfermato nel maggio del 2019.

Gli accertamenti, svolti anche tramite “complesse indagini tecniche, tra cui l’installazione da remoto di trojan nel dispositivo mobile di uno degli indagati e l’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette”, hanno fatto emergere “i collegamenti della società poi fallita con altre imprese, anch’esse amministrate di fatto dagli arrestati (due dei quali hanno precedenti specifici, ndr)”.

Questi “hanno indebitamente beneficiato di ingenti crediti di imposta creati ad hoc attraverso fatturazioni infra-gruppo prive di reali giustificazioni economiche”. Come evidenziato nell’ordinanza del gip, “il modus operandi prevedeva il cambio di denominazione dell’ente, lo spostamento della sede sociale, la cessione delle quote societarie e l’affidamento delle cariche relative all’amministrazione e alla liquidazione a soggetti compiacenti, a dimostrazione dell’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere esperta in operazioni fraudolente ai danni dell’Erario”.

Oltre a questo, gli investigatori hanno ricostruito i collegamenti degli indagati con un gruppo imprenditoriale salernitano, operante nei settori dei trasporti, della logistica e dello smaltimento di rifiuti, riconducibile a una famiglia a sua volta indiziata di legami stretti con la criminalità organizzata campana e calabrese”, tra cui, a quanto si apprende, alcuni clan coinvolti nel processo Aemilia. Uno degli arrestati, il 49enne, è stato infatti “destinatario, nel 2007, di un provvedimento restrittivo della libertà personale eseguito nel corso di un’operazione che ha portato alla cattura di un latitante del sodalizio camorristico ‘Nuova famiglia’ operante nella provincia di Salerno”.

Oltre ai tre destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, accusati di associazione per delinquere, bancarotta semplice e fraudolenta e trasferimento fraudolento di valori, sono indagate altre 13 persone, ritenute responsabili “del reato di associazione per delinquere finalizzato al trasferimento fraudolento di valori, all’autoriciclaggio, alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, alla bancarotta fraudolenta e alla bancarotta semplice”.

Le indagini, durate quasi due anni, non hanno però portato solo all’arresto dei tre, ma anche “all’esecuzione del sequestro ‘impeditivo’ delle quote di 11 società il cui compendio aziendale ha un valore stimato in 25,5 milioni di euro circa, in quanto ricomprende ben 90 immobili (nelle province di Salerno, Napoli, Bari, L’Aquila e Reggio Emilia) e 634 veicoli e natanti di valore (tra cui una Ferrari F430, una Porsche Macan e uno yacht di 16 metri)”.

Il gip ha inoltre disposto “il sequestro finalizzato alla confisca diretta del profitto del reato di risorse finanziarie rinvenute sui conti delle società coinvolte e dei loro amministratori di fatto per 19 milioni di euro, di una villa con piscina del valore di 500.000 euro e di un impianto di recupero rifiuti a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, la cui titolarità è stata fittiziamente attribuita dai coniugi arrestati a un prestanome incensurato e quindi in possesso dei requisiti ‘formali’ per poter ottenere le autorizzazioni necessarie a operare nel settore”.