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Anziani, Asp di Reggio Emilia in perdita di 714mila euro nel 2020

Il Comune ripianerà i debiti. La presidente Martini: "Il 2021 non si annuncia meglio"

REGGIO EMILIA – E’ pari a 714.554 euro la perdita registrata nell’esercizio 2020 dall’Asp “città delle persone” di Reggio Emilia che il Comune, socio di maggioranza dell’azienda con il 96,9% delle quote, ha già previsto di ripianare con un’apposita variazione agli equilibri di bilancio in approvazione lunedì. Emerge dalla commissione andata in scena ieri in municipio con al centro la società partecipata reggiana, una delle principali aziende di servizi alla persona delle Regione, che fornisce servizi assistenziali ed educativi residenziali e semiresidenziali ad anziani autosufficienti e non, disabili e minori.

L’Asp, che dallo scorso febbraio è diretta dalla presidente Mariella Martini, gestisce tra l’altro sette Cra, una casa di riposo per anziani autosufficienti, 19 appartamenti protetti e 800 posti nei centri diurni, tra cui uno dedicato a persone affette da demenza. Grazie alle azioni di razionalizzazione intraprese per fronteggiare la perdita del 2019 (pari a meno 525.000 euro) e al contributo di 3,6 milioni erogato dal Comune, il risultato gestionale ante imposte dell’anno scorso era risultato positivo per 863.000 euro, nonostante il pesante impatto della pandemia. Le tasse e in particolare l’Irap, che sull’Asp pesa per circa 1,4 milioni, hanno poi fatto sprofondare i conti in rosso.

Il bilancio 2020 “è stato profondamente segnato dal covid”, dice Martini, spiegando che il contesto dell’emergenza sanitaria ha determinato in particolare una perdita di ricavi da rette, rispetto al 2019, di 2,7 milioni. Questo in conseguenza di due fattori: la chiusura dei centri diurni per lockdown da marzo 2020 e la riduzione dell’occupazione nelle strutture per anziani passata dal 99 all’88% nelle Cra e dal 78 al 61% nella struttura per anziani autosufficienti (il “Paristetti”, ndr). Calo verticale anche delle ore di presenza nei centri diurni: da 31.000 di due anni fa a poco più di 9.000 l’anno scorso. Complessivamente i ricavi aziendali sono scesi del 3,70% (da circa 32 milioni a 30,8) e il margine operativo si è attestato a 789.000 euro, contro il valore precovid di 1,8 milioni.

Tra le operazioni per ridurre i costi ricordate c’è l’esternalizzazione delle cucine dell’Asp che ha portato in termini di minori spese per beni e personale (riassunto dall’Istituzione nidi del Comune) ad un risparmio di 400.000 euro. Nonostante questo “la situazione che si prospetta nel 2021 non è migliore di quella del 2020”, sottolinea però la presidente Martini. “Il primo bimestre di quest’anno- aggiunge- è stato peggiore di quello dell’anno scorso sempre con minori presenze e minori ricavi perché la pandemia c’è ancora”.

Inoltre “il nuovo contratto di servizio che ci è stato proposto prevede un calo dei posti da 497 a 482, a cui si aggiungono 29 posti letto da mantenere vuoti per isolamento che saranno restirbuiti al 50%, oltre alla chiusura del centro diurno per le demenze”. Questo, aggiunge Martini, “obbligherà a ottimizzare le risorse e rivedere il piano investimenti che non potrà più concentrarsi sull’aumento dei posti letto, ma non può prescindere dalle manutenzioni”. Un aspetto positivo sottolineato infine dalla presidente riguarda una delibera della Giunta regionale (che l’Assemblea legislativa dovrà ratificare) per compensare l’impatto dell’Irap sulle Asp. La richiesta delle aziende, non solo quella di Reggio, è inoltre di “rivedere le tariffe dell’accreditamento, ormai invecchiate” e non più adeguate a far fronte ai bisogni di welfare emergenti.