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Allarme della Caritas reggiana: con il covid povertà in aumento

Tra coloro che chiedono aiuto ci sono più giovani, più italiani e meno donne. Sesena (Cgil): "Investire su occupazione e qualità del lavoro per invertire la tendenza"

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REGGIO EMILIA – La pandemia ha fatto sì che chi era fragile e in bilico si ritrovi oggi in povertà, aggravando inoltre la condizione di chi era già in difficoltà. Tra coloro che chiedono aiuto ci sono più giovani, più italiani (che arrivano a un quarto del totale) e meno donne. E i bisogni sono sempre più quelli primari, come il cibo.

E’ in sintesi quanto registrato dalla Caritas di Reggio Emilia e Guastalla nel 2020, attraverso l’analisi dei dati delle sue strutture in città (il centro di ascolto, la mensa, l’ambulatorio di Via Adua e le strutture di accoglienza) e “periferiche” sul territorio, tra cui i 47 centri di distribuzione alimentare presenti in provincia fino a Sassuolo.

In dettaglio aumentano in primo luogo i “nuovi poveri”. Il 50% delle persone che si sono rivolte alla Caritas, infatti, lo hanno fatto l’anno scorso per la prima volta. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti quando al contrario si assisteva ad un costante aumento della cronicità (ad esempio nel 2018, quasi due terzi delle persone incontrate erano già state intercettate negli anni precedenti). Crescono poi – del 2% sul 2019 – le persone senza fissa dimora che rappresentano il 42,3% del totale di chi ha chiesto aiuto. Gli italiani, fra le persone incontrate, salgono nel 2020 quasi al 25%: un dato in sensibile aumento di anno in anno e che, se rapportato con quello di dieci anni fa, vede un raddoppio in termini di percentuali. Scompaiono poi le donne, con la componente femminile dei bisognosi ridotta di oltre il 15%. Per quanto riguarda la classe d’età, rispetto anche agli anni precedenti c’è in evidenza l’aumento dei ragazzi fra i 19 ed i 24 anni che nel 2020 sono stati quasi 200.

Il quadro restituito dalle strutture decentrate Caritas mette innanzitutto in luce un aumento della povertà alimentare. Complessivamente le famiglie ad oggi seguite sono 2.787, un dato che vede, rispetto al periodo precedente a marzo 2020, un aumento del 25%. Il 98% dei centri di distribuzione, inoltre, avvisa della presenza di uno o più minori all’interno dei nuclei famigliari richiedenti.

A questo proposito l’anno scorso sono stati acquistati generi alimentari per oltre 37.000 euro ed erogati 11.250 euro di buoni per fare la spesa. I pasti erogati dalle mense ammontano a 69.260 durante 305 giorni di apertura e con il coinvolgimento di 500 volontari e oltre 50 aziende. E ancora: le famiglie sostenute economicamente sono state 122, con 50.000 euro. Le persone ascoltare sono state 3.428, 120 quelle accolte durante il lockdown in 8 strutture trasformate in residenziali e 86 le famiglie accolte nel resto dell’anno per un totale di 14.327 notti. Nella gestione della prima emergenza si sono impegnati 108 nuovi volontari e 21 operatori impegnati per un totale di 1.470 ore di intervento. Dal punto di vista sanitario si registrano infine all’ambulatorio 1.962 visite mediche, 641 pazienti e 257 consulenze telefoniche.

“Il problema della povertà è strutturale nella nostra società”, affermano dalla Caritas reggiana. “Le persone che la vivono non sono colpevoli ma vittime e quindi vanno sostenute e non giudicate”. Ma “paradossalmente in questa crisi in cui ci ritroviamo tutti più fragili possiamo cogliere l’occasione di riscoprirci tutti prossimi gli uni degli altri e quindi tutti ugualmente responsabili della città dell’uomo e del bene comune”. Secondo l’ente diocesano “occorre ripensare i servizi mettendo al centro la necessità di creare spazi di relazione e non le prestazioni da erogare, supportare le persone grazie al sostegno della rete e promuovere comunità capaci di condividere le loro risorse, accettando e anzi valorizzando le singole fragilità”. Un modello che la Caritas ha iniziato a mettere in pratica con le mense diffuse, le locande e “l’ospedale da campo” per i senzatetto.

 

SESENA (CGIL): “INVESTIRE SU OCCUPAZIONE E QUALITA’ DEL LAVORO PER INVERTIRE LA ROTTA”

“I dati diffusi dal centro di ascolto della Caritas diocesana reggiana – commenta il segretario provinciale della Cgil, Cristian Sesena – fotografano uno stato di difficoltà che non risparmia nessuno a partire, e questo è l’elemento più allarmante, dai giovani. Questi dati confermano quanto emerso recentemente dal rendiconto sociale dell’Inps provinciale che ha certificato circa diecimila ‘nuovi poveri’ nel 2020, cittadini che hanno fruito di reddito di emergenza e di cittadinanza. L’equivalente degli abitanti di un paese di media grandezza della nostra provincia in sostanza non ce la fa”.

Secondo il numero uno della Camera del Lavoro bisogna “intervenire subito e in modo mirato. Bisogna dare gambe al Patto di contrasto alle nuove povertà siglato da parti sociali e istituzioni destinando risorse all’occupazione di giovani e donne in maniera verificabile e condizionata all’effettiva capacità delle imprese di offrire occasioni occupazionali stabili e durature”.

Ed ancora: “Bisogna favorire l’incontro di domanda e offerta di lavoro, investendo su istruzione e formazione. Enti locali, associazioni datoriali, sindacati devono partire dall’avviso comune siglato da Governo e parti sociali sulla gestione del post-blocco dei licenziamenti, non limitandosi però solamente a difendere l’occupazione esistente, ma ponendosi l’obbiettivo di creare occupazione buona. La quantità da sola non basta. L’investimento in qualità del lavoro non è più rinviabile”.

Infine, rimarca Sesena, le “risorse che arriveranno dall’Europa nei prossimi anni dovranno essere utilizzate per innovare il nostro sistema produttivo e di welfare e la bontà dei cambiamenti dovrà essere misurata attraverso la cartina tornasole del lavoro. Non solo dal totale dei posti di lavoro in più generati, si comprenderà se questa decisiva sfida per il futuro sarà vinta, bensì dalla effettiva qualità dell’occupazione creata e dal tasso di dignità ad essa connessa”.

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