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Scuola, Reggio Emilia migliora i servizi 0-6 anni con 10 milioni l’anno

Firmato un nuovo protocollo che coinvolge i gestori delle strutture

REGGIO EMILIA – Quasi 10 milioni per migliorare nei prossimi cinque anni i servizi educativi zero-sei anni, rendendoli più accessibili, inclusivi, aderenti al contesto del covid e innovativi, sperimentando ad esempio il bilinguismo negli asili nido.

E’ tutto nero su bianco nel nuovo protocollo che il Comune di Reggio Emilia (e la sua società partecipata di riferimento, l’Istituzione nidi e scuole d’infanzia) hanno firmato con le 14 scuole statali e la quasi totalità dei gestori di strutture private: le scuole d’infanzia Fism (1.698 bambini) quelle steineriane (69 iscritti), la scuola paritaria “Amelia Veneri” (54 alunni tra i tre e i cinque anni) e il nido scuola “Totem”, gestito dalla cooperativa Ambra, frequentato da 45 bambini che si approcciano anche ad una seconda lingua straniera.

L’intesa sul “sistema integrato”, che aggiorna quella scaduta a dicembre 2020 e passerà oggi al vaglio del Consiglio comunale, coinvolge quindi in totale quasi 2500 piccoli studenti (dei circa 6000 totali in città). Le azioni previste sono finanziate fino al 2024 con 1,7 milioni all’anno- di cui 1,5 alle scuole cattoliche della Fism- derivanti dai 20 milioni di trasferimenti destinati ogni anno dal Comune all’Istituzione. Considerata anche la fascia sei-14 anni, l’investimento in educazione dell’amministrazione ammonta invece a 27 milioni annui.

Un obiettivo specifico del protocollo è il contrasto alla “povertà educativa”, soprattutto nelle scuole di infanzia, dove nonostante le liste di attesa siano azzerate e la scolarizzazione sfiori il 91%, ci sono ancora 500 bambini che non frequentano. Per “attrarli” è prevista una posta di 50.000 euro all’anno dedicata agli sconti sulle rette. Grandi margini di miglioramento si ravvisano anche nei servizi educativi zero-tre anni dove la scolarizzazione è poco sopra il 50%, un dato comunque doppio rispetto alla media nazionale.

Altre azioni mirate riguardano l’accoglienza di bimbi disabili con un progetto ad hoc, il tema della cosiddetta “continuità educativa”, cioè il passaggio dalla scuola d’infanzia alla scuola primaria con costante dialogo tra le due realtà e il mantenimento delle cucine interne da parte degli enti gestori per qualificare il pranzo come momento conviviale e di apprendimento.

In relazione alle mutate esigenze delle famiglie a causa della pandemia, Nando Rinaldi, direttore dell’Istituzione, segnala la progressiva trasformazione delle strutture part time in tempo pieno e la creazione nei prossimi anni di 10 posti nido per le iscrizioni dei cosiddetti bambini “piccolissimi” (nati da giugno a settembre). Con le scuole statali, ma non solo, si lavorerà inoltre sulla riqualificazione delle aree esterne delle scuole e sulle attività all’aperto che, dice Rinaldi, a causa della pandemia, hanno subito un forte incremento”.

Il presidente dell’Istituzione Cristian Fabbi parla di un progetto orientato a criteri di “giustizia sociale”, quindi alla volontà di essere sempre più inclusivi rispetto al tema della povertà educativa e della difficoltà economica e rispetto al tema dei diritti speciali dei bambini”. Raffaella Curioni, assessore comunale all’Educazione aggiunge: “Abbiamo come obiettivo un’educazione che sia sempre più inclusiva e che ci porti al 100% di scolarizzazione nella fascia tre-sei anni per poter poi agevolare l’ingresso nella scuola dell’obbligo. Abbiamo inoltre lavorato sull’innovazione, sul tema del bilinguismo già sperimentato alla scuola Totem e sul tema delle rette pensando a una riduzione delle rette nella fascia tre-sei per permettere a tutti la frequenza delle scuole”.

Il sindaco Luca Vecchi sottolinea infine la governance “100% pubblica” del protocollo, sulla cui applicazione vigilerà una commissione paritetica con rappresentanti di tutti i firmatari.