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Mafie, “imprese potenzialmente connesse”: Reggio Emilia maglia nera

Per Uif (Banca d'Italia) siamo la quarta provincia del Centro-nord dopo Roma, Milano e Brescia

REGGIO EMILIA – Tra le province del centro-nord Italia con imprese “potenzialmente connesse a contesti di criminalità organizzata” Reggio Emilia è quarta in Italia dopo Roma, Milano e Brescia. Lo afferma la Banca d’Italia nel rapporto 2020 (pubblicato lo scorso 24 giugno) curato dal servizio di intelligence della Uif (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia).

E’ uno dei dati segnalati dalla Cgil di Modena che, incrociato con quelli dell’attività svolta dalla Guardia di Finanza l’anno scorso (resi noti il 21 giugno) smorza gli entusiasmi per la ripresa economica in regione. Secondo il report delle Fiamme Gialle, infatti, sono 1097 le imprese emiliano-romagnole denunciate per reati fiscali, false fatture e contributi non versati a lavoratori. Quasi il 15% delle persone arrestate in tutta la penisola, inoltre, risiedevano sul territorio regionale.

Infine, pur nel quadro di di un anno segnato da un pesante calo occupazionale, si sono trovati 716 lavoratori in totale nero. Sempre stando al bilancio della Gdf il fenomeno del riciclaggio, anticamera dell’economia malavitosa ed imparentata con le mafie, ha portato al sequestro di 105 milioni per evasione e truffe fiscali a cui si aggiungono 586 milioni tuttora oggetto di valutazione legale.

Ci sono poi 314 milioni sequestrati per “riciclaggio di capitali illeciti” e accertamenti giudiziari antimafia a carico di 714 soggetti, per un ammontare di 288 milioni di beni e quote societarie proposte al sequestro. Per la Uif, invece, in Emilia-Romagna le operazioni di sospetto riciclaggio segnalate, sono state nel 2020 7.810. “Come dire 21,7 ogni giorno, domenica compresa”, evidenzia il sindacalista modenese Franco Zavatti. Sul “podio nero” ci sono, in ordine, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma.

Infine, secondo l’organismo che opera in Bankitalia, le “operazioni di riciclo segnalate e riconducibili agli interessi della criminalità organizzata sono salite del doppio rispetto agli anni precedenti”. Insomma, dice Zavatti, “un quadro economico e sociale molto preoccupante, che coinvolge pezzi crescenti della nostra imprenditoria ed umilia pezzi del mondo del lavoro”.

Non a caso, “la Cgil da tempo sollecita con forza la stringente necessità di affrontare queste tematiche in ogni territorio, coinvolgendo tutte le rappresentanze istituzionali, imprenditoriali e dei professionisti, per rafforzare concretamente la prevenzione a questi dannosi virus che attaccano la nostra vita reale”, conclude il modenese.