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L’Italia via dall’Afghanistan, Guerini: “Processo stabilità ancora lungo, continuare a supportare paese”

Si conclude con l'ultimo ammaina bandiera una delle missioni più lunghe e delicate affrontate dalle nostre forze armate

HERAT – Sulle note del Silenzio per i caduti ha preso avvio la cerimonia di oggi per l’ammaina bandiera simbolico. All’aeroporto della base italiana di Herat su cui si stagliano i profili brulli e fieri delle montagne afghane il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il capo di SMD Enzo Vecciarelli e il Generale Beniamino Vergori hanno omaggiato il lavoro delle forze alleate, ripercorso la storia dell’impegno militare italiano e alleato e gli impegni della missione Resolute Support e i venti anni di presenza nel Paese che ora “consegniamo alla storia” come ha detto Guerini.

“Oggi posso ringraziarvi ufficialmente. Viviamo un passaggio cruciale dopo l’attacco di 20 anni fa: Al Qaida era una minaccia per tutti noi”. Da Enduring freedom, alla chiusura di Resolute Support il ministro della Difesa ha ripercorso questi anni, anche i “2.200 progetti di cooperazione. Una delle missioni più lunghe affrontate e molto delicata– ha spiegato Guerini- che ha messo in luce le competenze dei nostri soldati, uomini e donne, capaci di ascoltare i bisogni della popolazione. Come sarebbe stato l’Afghanistan senza questi 20 anni? Lo lasciamo dopo aver ottenuto obiettivi di sicurezza internazionale e progressi della vita democratica del Paese, dall’ istruzione alla parità di genere”.

“Il cammino verso la stabilità è ancora lungo e per il processo avviato da azioni coraggiose del governo serve pazienza e tempo, dovremo continuare a supportarlo, ma dovremo garantire continuità al potenziamento e addestramento delle Forze di sicurezza afghane. L’Italia vi è grata, per essere stata all’altezza delle sfide internazionali”, ha concluso Guerini rivolgendosi ai soldati (Fonte Dire).