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Lavoro, i sindacati al prefetto: “Gli infortuni non calano”

Ieri il presidio e un incontro. "Precari, stranieri e donne sono i più a rischio"

REGGIO EMILIA – A livello nazionale preoccupano i dati del primo trimestre 2021, che indicano un incremento di infortuni mortali del 11%, ma tra 2019 e 2020 anche in Emilia-Romagna e in provincia di Reggio Emilia gli stessi infortuni mortali non sono diminuiti, nonostante un calo degli occupati di 43.000 unità a livello regionale e di 9.000 unità nel territorio. È uno delle accuse di Cgil-Cisl-Uil ieri di fronte alla Prefettura di Reggio Emilia, dove si è tenuto un presidio.

Una delegazione sindacale è stata ricevuta poi dalla prefetta Iolanda Rolli. “Sappiamo – è stato ricordato anche alla prefetta – che la regolarità contrattuale fornisce qualche garanzia in più al lavoratore sul rispetto delle norme per la salute. Al contrario, la vulnerabilità economica e la debolezza contrattuale sono fattori che più influiscono sul rischio di infortunarsi o ammalarsi e che riguardano soprattutto i lavoratori precari, gli stranieri e le donne”.

Posto inoltre che “l’Italia è tra i pochissimi paesi dell’Unione europea privi di una strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro”, i sindacati ritengono “fondamentale che le istituzioni agiscano in stretta collaborazione con i corpi intermedi, a partire dal sindacato confederale, valorizzando i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendali e territoriali (rls e rlst) e gli organismi paritetici”.

“Da questo punto di vista- concludono le sigle nel loro documento- riteniamo che l’esperienza dei protocolli e comitati Covid avviata nelle aziende e nei territori possa rivelarsi preziosa per un nuovo piano di prevenzione degli infortuni e tutela della salute”.