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Il Comune vara il piano strategico per il turismo

L'assessore alla Cultura Annalisa Rabitti: "Ora facciamo una scelta di indirizzo molto chiara per diventare a pieno titolo una destinazione turistica"

REGGIO EMILIA – E’ dove è nato il Tricolore e la città dell’educazione e dei servizi sanitari d’eccellenza. Ma nella mappa del turismo italiano Reggio Emilia è un punto indistinto tra Milano e Bologna, frequentato “mordi e fuggi” da uomini d’affari.

A decidere dopo anni di voler cambiare radicalmente le cose è il Comune che oggi, dopo un anno di lavoro, presenta il primo “piano strategico per il turismo” della città, che si prefigge di connotarla -entro il 2030- in modo riconoscibile e attrattivo. Il documento è stato redatto dall’agenzia specializzata Jfc, vincitrice di una gara pubblica indetta dall’amministrazione, e sarà presentato oggi alla Regione.

Nel piano -condiviso con oltre 150 soggetti ‘portatori di interesse’ e basato sui dati di sette indagini condotte sul campo anche con finti visitatori (i cosiddetti “mystery guest”) – ci sono diverse suggestioni e qualche certezza. Una è sul serbatoio economico da cui il piano stesso trarrà benzina: l’imposta di soggiorno che verrà introdotta in autunno e che, “al prezzo di un caffè”, prevedeva in epoca pre-Covid introiti per 600.000 euro all’anno. Altro elemento sicuro riguarda i margini di sviluppo dell’offerta ricettiva del capoluogo dove gli alberghi -27 di cui solo otto con più di tre stelle- registrano una capienza del 56% delle loro potenzialità.
Va invece regolamentato il settore dei b&b, di cui c’è grande abbondanza: 167. E’ infine assodato che Reggio si incammina su un terreno inesplorato da anni, come conferma l’assessore alla Cultura Annalisa Rabitti: “Come città siamo molto timidi, non ci siamo mai sentiti molto sexy. Il turismo non era una priorità mentre ora facciamo una scelta di indirizzo molto chiara per diventare a pieno titolo una destinazione turistica”.
Il momento è quello propizio perchè, spiega l’amministratore di Jfc Massimo Ferruzzi, “a parte le grandi città d’arte la pandemia ha livellato tutte le altre, ed è un questa la fase in cui è opportuno entrare o riposizionarsi sul mercato turistico”. La nuova identità di Reggio Emilia per scalzare quella “vacua” attuale? L’idea di massima è quella di una città “giovane” e che guarda “alla contemporaneità” ponendosi “in modo gentile” e con “un tocco umano”. Offrendo quindi ai turisti esperienze “slow”, lontano dalla confusione e che spaziano in diversi segmenti culturali. “Puntiamo non al turista classico, ma al viaggiatore”, sintetizza l’assessore Rabitti.
Non è invece un nodo facile da sciogliere quello degli “elementi distintivi” da associare all’immagine della città che ha “molto di tanto e poco di tutto”. Uno dei simboli su cui si punterà, sarà certamente il Tricolore, che comparirà anche nel nuovo brand grafico di cui il Comune sta selezionando l’autore con una gara. Il piano strategico ipotizza però di fare leva anche su elementi immateriali e non solo “hard” come sono i monumenti e i beni culturali.