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I servizi sociali: “Saman fu avvisata dei rischi che correva”

Il sindaco Elena Carletti: "Il monitoraggio della sua situazione all’interno della comunità a cui era stata affidata sono stati quotidiani"

REGGIO EMILIA – “Nel momento in cui Saman Abbas lo scorso anno, ancora minorenne, ha manifestato la sua richiesta di aiuto, i servizi sociali territoriali, in particolare l’Area Minori, hanno risposto tempestivamente e nel pieno rispetto delle normative e del decreto emesso dal Tribunale dei Minori di Bologna”, scrive il sindaco di Novellara Elena Carletti.

“Da allora – aggiunge la prima cittadina – il raccordo con la ragazzina e il monitoraggio della sua situazione all’interno della comunità a cui era stata affidata sono stati quotidiani, come testimoniano i materiali agli atti del Servizio in cui è relazionato tutto ciò che è stato fatto”. Tutta la documentazione è a disposizione della magistratura che sta svolgendo le indagini, tuttora coperte da segreto istruttorio.

I servizi sociali dell’Unione bassa reggiana aggiungono: “I servizi hanno operato con estrema attenzione e meticolosità. Le cose sono cambiate quando Saman ha raggiunto la maggiore età perché per la Legge italiana nessun servizio sociale né il tribunale possono imporre ad una maggiorenne alcuna azione senza il suo consenso. In sostanza, nessuno poteva obbligare la ragazza a rimanere in comunità senza la sua volontà né impedirle di far ritorno nella casa dei genitori. Cionondimeno, i servizi sociali hanno da subito e ripetutamente spiegato alla ragazza i rischi legati alla sua condizione e quelli che poteva correre allontanandosi volontariamente senza comunicazioni e senza accordo con i referenti socio-assistenziali, come attesta la documentazione relativa al suo caso”.

Continuano i servizi sociali: “Il raggiungimento della maggiore età, infatti, non comporta un’automatica interruzione del progetto educativo e di sostegno da parte dei servizi socio-assistenziali, ma ne richiede una modifica. Va rinnovato il coinvolgimento del giovane, della sua famiglia d’origine, della famiglia affidataria e della comunità, se presenti, per perseguire con tutte le gradualità necessarie un accompagnamento verso l’autonomia, in co-progettazione con il servizio sociale comunale, fino al compimento del ventunesimo anno d’età. Questi orientamenti vengono sostenuti anche per prevenire condizioni di povertà ed esclusione sociale di coloro che, al compimento della maggiore età, vivano fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, per permettere di completare il percorso di crescita verso l’autonomia garantendo la continuità dell’assistenza nei confronti degli interessati”.

E concludono: “Tutto ciò è stato fatto per Saman Abbas dai servizi sociali della Bassa reggiana che si sono attivati anche dopo il suo allontanamento volontario dalla comunità ad aprile, seguendo la delicata vicenda con estrema attenzione e rispetto, in totale accordo con l’autorità giudiziaria e le Forze di Polizia che seguivano il caso”.