Covid, ospedali sotto pressione per altre patologie

Ai pronto soccorsi 400 accessi al giorno. Vaccino: a luglio arrivano meno dosi

REGGIO EMILIA – Le parti si sono invertite. In questo momento a Reggio Emilia i fronti che impegnano di più il sistema sanitario provinciale sono, nell’emergenza Covid, i vaccini e l’attività di tracciamento, (“che non si è mai interrotta”), anche in previsione di un probabile arrivo della variante Delta ancora non riscontrata sul territorio. Intanto però a mettere sotto pressione gli ospedali non sono più i nuovi positivi al virus (qualche mese fa 300 al giorno e oggi meno di 20), ma i cittadini che si presentano ai Pronto soccorso per problemi legati a tutte le altre patologie. Emerge dal consueto aggiornamento settimanale sull’evoluzione della pandemia fornito dai vertici dell’Ausl provinciale.

“Abbiamo un elevato numero di pazienti no covid che si presenta ai nostri Pronto soccorso”, conferma il direttore sanitario Nicoletta Natalini. “Nelle settimane scorse abbiamo raggiunto picchi di anche oltre 500 persone al giorno ma in realtà, da martedì ad oggi, i numersi sono rimasti stabili intorno ai 400 al giorno”.

E’ “un dato molto alto – evidenzia Natalini – anche se confrontato con lo stesso periodo dell’anno scorso, rispetto al quale registriamo un centinaio di accessi quotidiani in più”. Questo vuol dire “che l’ospedale è molto pieno nel periodo estivo, in cui anche gli operatori sanitari hanno il diritto di godersi le ferie”. Per contro i numeri dei pazienti covid sono ai minimi storici. “E’ vero che circa il 4% dei pazienti positivi poi viene ricoverato, ma per fortuna sono molto pochi”, continua Natalini (ieri i nuovi casi registrati sono stati 4,ndr).

A fronte di questo andamento si sono ulteriormente ridotti i posti letto dedicati ai pazienti Covid, più di 100 due settimane fa e oggi 53 in tutta la provincia, di cui 12 occupati. I posti letto di terapia intensiva dedicati al Covid sono nove: tre in rianimazione e sei in penumologia, cinque dei quali ospitano malati in ventilazione non invasiva. Per quanto riguarda i vaccini sono state ad oggi somministrate 295.070 prime dosi e 149.053 secondo dosi.

“Per le categorie sopra i 60 anni – viene evidenziato – abbiamo superato l’80% di cittadini vaccinati almeno con la prima dose”. Sotto i 60 anni i dati scendono. Ad esempio solo il 57% dei 40enni ha ricevuto il vaccino “ma sono coloro che stiamo vaccinando ora e ci aspettiamo un aumento”. Nel frattempo è confermato il rallentamento delle forniture di Pfizer, di cui nei primi 15 giorni di luglio arriveranno circa 15 scatole, contro le oltre 20 arrivate a giugno.

“Questo ci obbliga ad un rimaneggiamento delle previsione delle tempistiche, ma non abbiamo mai mandato a casa nessuno perché non avevamo vaccini”, sottolinea Cristina Marchesi, direttore generale dell’Ausl. Che sul tracciamento spiega: “Non è mai stato interrotto. Anzi adesso con la variante delta sarà rafforzato. Il fatto che si facciano meno tamponi è perché un conto è tracciare i contatti di 300 positivi, un altro farlo per 5 o 10”. Il tracciamento, conclude Marchesi, “è uno dei nostri primi obiettivi nella gestione della pandemia”.