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Bibbiano, la difesa dell’Anghinolfi: “Ecco perché le accuse non reggono”

In aula la replica della difesa al pm sulle ipotesi di reato di falso e abuso d'ufficio

REGGIO EMILIA – Federica Anghinolfi non avrebbe commesso il reato di falso ideologico perchè, nelle sue relazioni sui presunti abusi subiti dai minori poi dati in affidamento in val d’Enza, non ha rappresentato fatti o circostanze non veritiere, “ma solo sospetti”. Cioè dubbi che l’ex capo dei Servizi sociali (in quanto tale pubblico ufficiale, ndr) ha maturato sulla base delle valutazioni ricevute dagli assistenti sociali suoi sottoposti e ombre su cui la stessa Procura di Reggio Emilia ha ritenuto di dover far luce indagando, anche se diversi casi segnalati di maltrattamenti sui bambini sono stati archiviati.

E’ una delle argomentazioni con cui il collegio difensivo di Anghinolfi, composto dagli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, ha provato oggi nella nuova udienza del processo Angeli e Demoni a “smontare” le accuse mosse nei confronti di una delle principali indagate nel procedimento. Questo, in corso a Reggio, si trova ancora nella fase delle udienze preliminari e, dopo le richieste di rinvio a giudizio formulate dal Pm Valentina Salvi per 21 indagati su 24 (in due – Claudio Foti e Beatrice Benati – hanno scelto l’abbreviato e per Nadia Campani il pubblico ministero ha chiesto il proscioglimento), la parola passa ora per le repliche alle difese.

Mazza e Ognibene, che presenteranno solo nell’eventuale dibattimento prove a discolpa della loro assistita, lavorano intanto ai fianchi l’impianto accusatorio. Per quanto riguarda l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, si contesta ad Anghinolfi di aver assegnato al centro torinese “Hansel e Gretel” l’appalto per le sedute di psicoterapia dei minori senza una gara pubblica. Ma, viene sottolineato, l’Unione dei Comuni della val d’Enza aveva “piena discrezionalità” nello scegliere due strade per l’affidamento: la gara pubblica o la “coprogettazione” col soggetto gestore. Ed è stata questa seconda quella seguita “in modo del tutto trasparente, come tra l’altro emerge da tutte le delibere approvate”.

In merito infine ai prezzi “gonfiati” delle sedute con gli psicologi (135 euro l’una) è stato evidenziato che il prezzo rientra, anche se nella “fascia alta”, nelle tariffe previste dall’Ordine professionale. La stessa cifra, inoltre, veniva pagata ad “Hansel e Gretel” anche dall’Ausl di Modena e dagli altri enti che collaboravano con la onlus. In più vanno calcolate anche le “spese di trasferta” dei professionisti piemontesi che esercitavano nel centro “La Cura” di Bibbiano. I legali hanno infine evidenziato alcune incongruenze nelle tesi del pubblico ministero e chiesto quindi che Anghinolfi non sia rinviata a giudizio. Con lo stesso obiettivo per i loro clienti hanno esposto le proprie argomentazioni anche le difese di Francesco Monopoli, assistente sociale braccio destro di Anghinolfi e Nadia Campani, funzionaria dell’Ufficio di Piano dell’Unione dei Comuni val d’Enza (Fonte Dire).