Quantcast

Angeli e Demoni, la difesa di Carletti: “E’ vittima mediatica”

Gli avvocati del sindaco di Bibbiano: "E' totalmente estraneo alle accuse che gli sono state mosse"

REGGIO EMILIA – Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, è divenuto suo malgrado il “protagonista mediatico” della vicenda sul presunto giro illecito di minori dati in affidamento in val d’Enza, ma è “totalmente estraneo” alle accuse mosse nei suoi confronti. Lo hanno ribadito i suoi difensori, gli avvocati Giovanni Tarquini e Vittorio Manes, nella nuova udienza preliminare del processo scaturito dall’inchiesta “Angeli e Demoni”, in corso a Reggio Emilia.

Quella di oggi è stata una seduta fiume in cui la parola è andata per l’ultima volta alle difese, per replicare al pubblico ministero che ha chiesto il rinvio a giudizio di 21 indagati su 24. Tra loro anche il primo cittadino, eletto in quota Pd, che dopo essere finito agli arresti domiciliari è stato scarcerato dalla Cassazione. Ed è poi tornato ad amministrare il Comune della Bassa Reggiana dove hanno sede i servizi sociali a cui la Procura di Reggio contesta di aver alterato le relazioni scritte sui bambini, denunciando presunti abusi o maltrattamenti in famiglia, per poterli dare a scopo di lucro a coppie affidatarie.

Va detto che i capi di imputazione contro Carletti si sono ridimensionati, scendendo da quattro a due. Inizialmente infatti le ipotesi di reato riguardavano tre episodi di abuso d’ufficio e un falso ideologico. Nel primo caso per aver messo a disposizione della “Hansel&Gretel”, la onlus dello psicoterapeuta Claudio Foti, i locali pubblici del centro “La Cura” a Bibbiano senza alcuna gara. Nel secondo per aver partecipato alla falsificazione della causale delle somme versate agli affidatari. Nel terzo caso a Carletti si contesta di aver abbassato il valore della soglia dei servizi, spacchettandoli, per prorogarli senza gara. E, infine, di aver affidato il servizio legale all’avvocato Marco Scarpati, totalmente scagionato dalle accuse tanto da veder archiviata la propria posizione.

Al termine delle indagini per il dem rimangono invece solo due ipotesi: una di abuso d’ufficio (per aver affidato il servizio di psicoterapia dei Comuni della Val d’Enza alla onlus senza bando) e quella di falso. “Abbiamo cercato di spiegare che il ruolo del dottor Carletti e la sua posizione sono totalmente estranei alle accuse che gli si muovono”, spiega l’avvocato Giovanni Tarquini, che ha parlato in aula per quasi due ore. “Per di più – aggiunge – ci sono degli equivoci di fondo che riguardano aspetti amministrativi su cui noi non entriamo (la coprogettazione del servizio di psicoterapia dei minori col soggetto gestore che sarebbe alternativa alla gara pubblica, la scelta stessa della procedura e le modalità dei pagamenti, ndr) e questioni tecniche amministrative su cui lui (Carletti) non poteva aver avuto alcuna voce in capitolo e non aveva nessun potere di controllo”.

Il sindaco quindi “ha subito questa vicenda diventando il protagonista mediatico, ingiustamente, con pesantissime ripercussioni sulla sua vita personale e professionale”. E’ chiaro, conclude Tarquini, “che siamo in un’udienza preliminare, non all’esito di un dibattimento, quindi la valutazione del giudice dovrà essere in funzione di quello. Però noi pensiamo che già qui sia evidente l’estraneità del dottor Carletti a colpe che non lo riguardano”.

A confutare le tesi del pubblico ministero è stato oggi anche l’avvocato Liborio Cataliotti, che rappresenta Daniela Scrittore, funzionaria del servizio Politiche familiari del Comune di Reggio Emilia, collocata dall’ente in altra mansione. La decisione del Gup Dario De Luca sulle richieste di rinvio a giudizio si prevede per settembre. Sempre dopo l’estate saranno inoltre discusse le posizioni dei due indagati che hanno scelto il rito abbreviato: Claudio Foti e l’assistente sociale Beatrice Benati (Fonte Dire).