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Studenti in stage nei ristoranti, la Cgil e De Lucia: “Ok, ma che non sia gratis”

Il consigliere comunale e il sindacato: "Il progetto scolastico, insomma, non può diventare un escamotage per cercare personale 'a basso costo"

REGGIO EMILIA – Sono 150 gli studenti dell’istituto alberghiero “Angelo Motti” che quest’estate, grazie ad un progetto realizzato con l’associazione di categoria dei ristoratori, lavoreranno nei locali del territorio come lavapiatti, aiuto cuochi o gestori social.

Un’inziativa studiata anche per sopperire alla carenza di manodopera registrata dagli imprenditori e ritenuta in generale (riguardando i giovani) “lodevole” dal consigliere comunale Dario De Lucia. A patto però che i ragazzi ricevano una retribuzione adeguata. “L’accompagnamento al lavoro avviene con l’apprendimento di doveri ma anche di diritti e tra questi c’è quello di avere un contratto regolare e di essere pagati per il proprio lavoro”, dice De Lucia. Per questo “ho scritto alla scuola per sapere i termini del progetto che riguarda i giovani reggiani perché da nessuna parte ho letto che inquadramento avranno”.

Al momento, prosegue De Lucia, “mi sembra una situazione dove, con la scusa che sono studenti e devono imparare, lavoreranno come un adulto e verranno pagati in ‘lezioni di vita’ e ‘passione’ per fare i camerieri e i lavapiatti”. Dunque, “capisco la crisi del settore, ma non penso che impiegare studenti a gratis d’estate sia la giusta soluzione per sopperire alla richiesta di manodopera carente”, conclude il consigliere.

La stessa “perplessità” viene espressa dalla Filcams-Cgil che interviene sulla vicenda. “Con un tasso di disoccupazione in crescita, anche a causa della pandemia, e con l’avvicinarsi della fine del blocco di licenziamenti, le persone che necessiteranno di un lavoro a Reggio Emilia saranno sempre più numerose – sottolinea il segretario Luca Chierici – e l’assunzione in un ristorante può rappresentare una possibilità di re-impiego importante anche per chi sia stato espulso da altre realtà lavorative”.

Ma “tale possibilità deve sfociare in un contratto di lavoro retribuito secondo quanto stabilito dai contratti vigenti. Inoltre, se si vuole coltivare professionalità in crescita si possono utilizzare i contratti di apprendistato”. Il progetto scolastico, insomma, “non può diventare un escamotage per cercare personale ‘a basso costo” rischiando di trasformarsi un un’occasione di sfruttamento, in un settore, peraltro, già caratterizzato da un utilizzo massiccio di forme di lavoro come il contratto a chiamata e gli stage che non forniscono alcuna garanzia di stabilità occupazionale”. In causa viene poi chiamato anche il Comune di Reggio Emilia, a cui i ristoratori hanno chiesto “aiuto” per la gestione del progetto.

“Auspichiamo che si faccia garante delle condizioni di lavoro, a partire da quelle riguardanti il rispetto delle norme sulla salute e sicurezza, di questi ragazzi e ragazze”, conclude la Filcams.