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Silvia Romano si è sposata a Campegine con un amico d’infanzia

La 26enne volontaria milanese che era stata rapita in Kenya è convolata a nozze, con rito islamico, nell'ottobre scorso

CAMPEGINE (Reggio Emilia) – Si è sposata nell’ottobre scorso a Campegine, con rito islamico, Silvia Romano, la 26enne volontaria milanese che era stata rapita in Kenya, dove si trovava per un progetto di volontariato, nel novembre del 2018 e poi rilasciata nel maggio del 2020 in Somalia. A darne notizia è La Stampa.

Silvia Aisha Romano, questo il nome che ha scelto la giovane dopo essersi convertita all’Islam, è convolata a nozze con un suo amico di infanzia che conosceva quando avevano sei anni, Paolo, un coetaneo di origini sarde che viveva a Campegine. Un matrimonio celebrato fra pochi intimi. La coppia attualmente vive in un paese alle porte di Milano dove Silvia insegna lingue straniere in una scuola per adulti.

Secondo quanto racconta il quotidiano torinese Silvia Romano al suo rientro in Italia è stata ricontattata da Paolo che si era convertito all’Islam un anno prima e dopo cinque mesi, l’8 ottobre 2020, l’ha sposato. I due non si vedevano da anni, ma lui, quando ha saputo che era tornata in Italia, l’ha cercata e da lì è nato l’amore che poi ha portato i due, complice anche la comune fede religiosa, a convolare a nozze.

E’ bene precisare che il matrimonio islamico, a differenza di quello cristiano, non è un sacramento vero e proprio, ma un contratto tra famiglie che può essere sia verbale che scritto. I due sposi esprimono, davanti ad almeno due testimoni maschi, il loro desiderio di vivere come marito e moglie. L’Imam viene incontrato un mese prima della cerimonia che può essere celebrata nella moschea, nel municipio o al domicilio degli sposi. Il matrimonio musulmano richiede un certificato di matrimonio civile.