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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Silk Faw, tutte le criticità dell’investimento cinese”

Nino D'Eugenio: "Le contropartite richieste saranno sia di natura economica che politica"

REGGIO EMILIADalle notizie apparse sulla stampa nelle ultime due settimane si intuisce che l’investimento Silk Faw in Emilia-Romagna presenta piu’ di una cricita’.

La piccola Srs, Silk Faw Automotive Group Italy, in realta’ non e’ un gruppo ma una societa’ unipersonale che e’ detenuta al 100 per cento dalla Silk Faw automotive Holdings Ireland con sede  a Dublino, e che fa riferimento ad una Silk Ev Lp con sede alla isole Cayman, il paradiso fiscale piu’ impenetrabile che ci sia.

Mi chiedo come con questi requisiti la Silk Fav Automotive Group Italy possa per esempio aprire rapporti con banche e istituzioni finanziarie in Italia. Da quanto emerge dai dati forniti dai giornali e non smentiti dalla societa’ sarebbe impossibile attraverso i documenti pubblicati ricostruire la catena proprietaria e individuare univocamente i titolari effettivi, i beneficiari ultimi della societa’, che si nasconderebbero dietro la Limited Partnership delle Cayman.

La normativa antiriciclaggio impone infatti alle banche e a tutti gli intermediari finanziari di implementare specifiche procedure interne per la prevenzione dei reati di riciclaggio di denaro sporco e finanziamento al terrorismo, tra le quali c’e’ l’obbligo di individuare le persone fisiche che controllano la societa’ e ne sono i beneficiari.

Un secondo punto critico e’ quello relativo ai finanziamenti e ai partner che questa societa’ dice di avere. Come e’ noto secondo la normativa europea le aziende private non possono ricevere illeciti aiuti di stato. Ad esempio ultimamente il real Madrid e il Barcellona sono stati condannati dalla corte di giustizia europea per aver ricevuto un regime fiscale di favore dallo stato spagnolo.

Secondo la ricostruzione fatta dalla stessa Silk Faw lo stato cinese investira’ direttamente in questa operazione attraverso le sue banche piu’ grandi e la Faw, azienda statale che produce automobili, ben un miliardo di euro, praticamente divenendone l’unico proprietario. Non sono questi aiuti di stato distorsivi della libera concorrenza?

Anni fa lavoravo per una gloriosa societa’ di telecomunicazioni, la Nortel, fallita proprio a causa della concorrenza della Huawei che e’ entrata nel mercato europeo, comprando la Marconi Communications. Huawei, grazie agli aiuti dello stato cinese, riusciva a garantire prezzi bassissimi ai futuri clienti europei, Telecom Italia inclusa, e ha cosi’ buttato fuori mercato  alcuni dei piu’ grandi operatori a livello mondiale. In quel frangente la blasonata societa’ di Alexander Graham Bell, poi Nortel, non fu difesa ne’ dallo Stato Canadese ne’ dall’Europa e falli’.

Vendere un terreno a uno stato estero significa in un certo senso rinunciare alla propria sovranita’ su quel tratto di territorio, vuol dire garantire una possedimento coloniale. Ricordo la cessione da parte della Cina all’Italia di un’area di 46 ettari nel territorio di Tien-Tsin durata dal 1901 fino all’occupazione giapponese nel 1943, questa potrebbe essere una restitutio in integrum.

Ora credere che un regime dittatoriale come quello di Xi Jinping faccia questo per puro spirito di collaborazione e per aiutare un paese europeo a uscire dalla crisi post covid19 lo credo poco probabile. Le contropartite richieste saranno sia di natura economica che politica, ad esempio nel disconoscere a livello Onu i vari reati contro l’umanita’ di cui il governo cinese si sta macchiando nello Xinjian, nel Tibet e ad Hong Kong. Per non parlare della non improbabile futura occupazione di Taiwan.

Nino D’Eugenio