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Ristori allo sport, Confcooperative: “Poche risorse e attività discriminate”

La Centrale: "Alla Regione chiediamo un più rilevante impegno economico a sostegno di un settore che è parte rilevante dell’economia locale"

REGGIO EMILIA – Forte insoddisfazione, da parte di Confcooperative, per l’ultimo bando con il quale la Regione Emilia-Romagna ha previsto ristori per imprese e attività sportive, turistiche, culturali e del commercio. La centrale cooperativa punta il dito, in particolare, sui sostegni previsti a beneficio delle attività sportive (ambito nel quale Confcooperative conta 19 imprese con 1.350 soci e quasi 300 dipendenti tra fissi e stagionali) con particolare riferimento a palestre e attività di club sportivi.

“Siamo di fronte – sottolinea Confcooperative – ad una cifra complessiva molto esigua (2 milioni di euro) per un settore già molto sottovalutato in sede di ristori nazionali e, contemporaneamente, a inaccettabili criteri di selezione dei beneficiari che, di fatto, escludono dall’intervento la quasi totalità delle cooperative sportive reggiane, incluse quelle che da mesi sono totalmente chiuse a causa delle misure sanitarie adottate per contrastare la pandemia”.

“La scelta dei codici primari di attività economica (Ateco) che consentono di accedere ai ristori – spiega Confcooperative – crea un solco netto tra attività sovrapponibili ma classificate in modo diverso: ne sono esempio eclatante la “gestione di palestre”, che è ammessa, e la “gestione di impianti sportivi polivalenti”, che è invece esclusa, pur includendo la gestione di palestre e, magari, anche quella di piscine aperte al pubblico, già escluse dai ristori assegnati alle piscine pubbliche”.

“Analogamente – prosegue la centrale cooperativa di Largo Gerra – vi sono imprese che gestiscono importanti palestre e che restano escluse perché il codice Ateco primario si riferisce ad altre attività (corsi sportivi, promozione di attività sportive). Allo stesso modo è incomprensibile l’inserimento dei “club sportivi” e l’esclusione di “enti e organizzazioni sportive” analogamente costituiti in forma d’impresa”.

“Il discrimine dato dai codici Ateco – osserva Confcooperative – era già stato oggetto di osservazioni critiche da parte nostra, ed è stato superato dal Governo con il Decreto Sostegni. Qui, invece, ci ritroviamo nuovamente in una condizione sperequata che colpisce soprattutto coloro che si sono dati forme di impresa – spesso cooperative – per operare in ambito sportivo, strutturando percorsi e gestendo impianti che per mesi non hanno avuto alcuna possibilità di apertura”.

“Alla Regione – conclude Confcooperative – chiediamo dunque un più rilevante impegno economico a sostegno di un settore che è parte rilevante dell’economia locale e, innanzitutto, una revisione attenta – se non l’eliminazione – dei codici Ateco ammessi ai contributi, assicurando eque condizioni di tenuta e di ripresa per le realtà del comparto, con le quali è necessario un più puntuale confronto dell’ente pubblico”.