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Polo elettrico Silk Faw, il M5S: “Chi lo finanzia davvero?”

Pignedoli, Zanichelli, Spadoni (M5S): "Bonaccini e Vecchi siano più chiari su chi finanzia progetto che parte dalle Cayman"

REGGIO EMILIA – “L’operazione Silk-Faw ha suscitato unanimi entusiasmi. La nascita di un centro di produzione di automobili elettriche con investimenti per un miliardo di euro a Gavassa (Reggio Emilia) porterà certamente posti di lavoro e nuove possibilità di sviluppo al nostro territorio. La modalità con cui sta prendendo forma suscita però perplessità, soprattutto di ordine finanziario e ambientale”.

Lo scrivono l’europarlamentare pentastellata Sabrina Pignedoli e i parlamentari del M5S, Davide Zanichelli e Maria Edera Spadoni che mettono nel mirino un’operazione su cui, nei giorni scorsi, già Reggio Sera aveva puntato i fari e scritto articoli di approfondimento che mostravano una situazione poco trasparente.

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Scrive la Pignedoli: “Un’inchiesta appena pubblicata sul mio sito ( https://www.sabrinapignedoli.it/2021/05/12/operazione-silk-faw-quale-il-ruolo-di-ideanomics-perche-un-finanziamento-da-una-societa-delle-cayman/ ) dimostra che il nome Silk-Faw Automotive Group Ltd compare in pochissimi documenti pubblicati su internet. In uno di questi si legge che una società delle Isole Cayman, la Silk Ev Cayman LP, avrebbe emesso un’obbligazione convertibile sottoscritta per il valore di 15 milioni di dollari da Ideanomics Inc. Questi 15 milioni sono esplicitamente destinati a finanziare l’operazione Silk-Faw: perchè fino ad ora questo non era stato reso pubblico? Quale il ruolo di Ideanomics in questa vicenda? Recentemente Ideanomics è stata protagonista del fallimento del progetto di una nuova borsa valori nel Delaware, finanziata anche con soldi pubblici. Tempo prima in Connecticut il suo maggior azionista, Bruno Wu, aveva lanciato con Ideanomics un immaginifico business high tech sostenuto da 10 milioni di dollari pubblici, poi finito nel nulla. Il nome di Bruno Wu e di almeno una sua impresa si ritrova anche nei Panama Papers. Le origini dei capitali che si investiranno a Reggio Emilia si perdono quindi nei meandri di trust insondabili e paradisi offshore. È solo una piccola parte dell’investimento, ma è l’unica finora rintracciabile”.

Aggiungono i pentastellati: “Le aziende cinesi porteranno investimenti importanti, ma vengono anche a impattare in un distretto come la Motor Valley che il mondo ci invidia. È stato valutato l’impatto di una simile presenza sul futuro dell’automotive d’eccellenza italiano? Si sono considerate le conseguenze in prospettiva sui marchi europei e italiani? Si ha un’idea dell’impatto ambientale di questa nuova industria, che avrà un’estensione enorme, circa 320 mila metri quadrati quando si potevano recuperare aree industriali dismesse? Le dichiarazione del presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini e del sindaco di Reggio Emilia Vecchi non sono state finora molto chiare riguardo allo sviluppo del progetto”.