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Mafie, Aemilia ritorna: sequestrato un milione a cognato Vertinelli

Colpiti gli affari dell'imprenditore 43enne Carmine Bramante, considerato dagli inquirenti un prestanome della cosca

REGGIO EMILIA – Nel processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, dove ha riportato una lieve condanna, era apparso come una figura minore. Un “semplice” prestanome che, accettando di intestarseli fittiziamente, schermava i beni di due esponenti di spicco della cosca (con cui è tra l’altro imparentato) per impedire che fossero riconducibili a loro e aggrediti da eventuali provvedimenti giudiziari. Ma a distanza di sei anni dall’operazione contro il clan radicato in Emilia, diretta emanazione della famiglia Grande Aracri di Cutro, il suo profilo criminale è stato rivalutato.

E’ infatti Carmine Bramante, 43 anni, l’imprenditore edile colpito da un provvedimento di sequestro di beni per un valore di circa un milione, nell’ambito dell’operazione congiunta di Polizia e Guardia di Finanza di Reggio Emilia “Libra”. L’uomo, originario di Crotone ma da anni residente a Montecchio, è cognato di Palmo Vertinelli, un altro imprenditore calabrese che insieme al fratello Giuseppe – con cui è stato condannato per associazione mafiosa a pene pesanti anche nell’appello di Aemilia – ha costruito con la falsa fatturazione un impero immobiliare del valore stimato di oltre 30 milioni.

Dopo l’arresto dei fratelli, dunque, Bramante ne avrebbe raccolto il testimone non solo curandone gli interessi specifici- ad esempio pagando le parcelle dei loro difensori- ma continuando a gestire in loro vece tutta una serie di affari illeciti. “Il contributo consapevole dell’individuo in questione in seno alla ‘ndrangheta era continuato anche in anni più recenti”, confermano gli investigatori.

Il provvedimento di sequestro, in particolare, riguarda 8 immobili sparsi in diversi comuni della provincia reggiana con terreni annessi, ditte operanti nel settore dell’edilizia, auto e conti correnti, uno solo dei quali conteneva 120.000 euro. Le indagini sono durate 7 mesi dimostrando che i redditi percepiti dalle attività lecite di Bramante erano incompatibili con il tenore di vita dell’uomo e le proprietà che ha acquisito nel corso degli anni. Sono state analizzate anche numerose transazioni bancarie, alcune delle quali, è stato appurato, avevano come scopo reale lo storno di cifre e l’acquisto di proprietà per conto di altri esponenti del sodalizio ‘ndranghetistico.

Soddisfazione per l’esito dell’operazione, a cui hanno preso parte circa 30 uomini delle forze dell’ordine, arriva dal questore di Reggio Emilia Giuseppe Ferrari. “La lotta al crimine organizzato – sottolinea – e’ una delle mission che la Polizia di Stato di Reggio persegue con maggiore attenzione e determinazione”. E “in questo contesto- aggiunge il Questore- le misure di prevenzione patrimoniali di sequestro dei beni, nei confronti dei soggetti che, ancorche’ non inseriti in maniera stabile nelle cosche, forniscono comunque rilevanti contributi alle stesse, resta uno degli obiettivi prioritari”. Ferrari sottolinea poi la stretta collaborazione con la Procura reggiana che, negli ultimi 9 mesi, “ha avallato ben 4 proposte di misure di prevenzione patrimoniali”.