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Giovane scomparsa, il padre conservatore che demonizzava i cellulari

Shabbar Abbas non permetteva alla figlia Samina di andare a scuola e non la faceva uscire mai di casa

REGGIO EMILIA – “Riconosci questa bestia che rende le ragazze innocenti il bersaglio della loro voglia e aiutaci”. E’ quanto si legge, traducendo dall’urdu in italiano (come potete leggere nella foto in cui a sinistra compare il padre), in un post condiviso sulla sua pagina Facebook da Shabbar Abbas, il padre della 18enne Saman, scomparsa da un mese. La bestia a cui si allude, forse, è questo uomo nella foto che, con il cellulare, ha probabilmente molestato delle ragazze (seguono in fondo i simboli di pugni e coltelli minacciosi nei suoi confronti). Il post è di tre anni fa quando la ragazza aveva 15 anni ed era già arrivata in Italia da due anni.

Non che un utilizzo smodato e troppo disinvolto del cellulare da parte di una ragazzina sia da incentivare, ma il contenuto condiviso da Shabbar rende l’idea di quanto fosse conservatore il padre di Saman e di quale visione della donna avesse. Tanto da non darle nemmeno un’istruzione. Tanto da non postare nemmeno una foto di lei o della madre sulla sua pagina Facebook dove, pure, è ampiamente presente il figlio maschi minore.

La ragazza, a quanto pare, non era mai andata a scuola. Aveva sostenuto l’esame di terza media quando era arrivata in Italia, ma poi non era andata alle superiori. Questo nonostante l’età dell’obbligo scolastico nel nostro Paese arrivi fino ai 16 anni. Era dunque illegale non mandare a in un istituto scolastico la ragazza, ma il padre, secondo quanto hanno raccontato i suoi datori di lavoro che gli avevano fatto notare questa cosa, non voleva che salisse sugli autobus e riteneva che le scuole italiane non fossero adatte a lei.

Saman ha vissuto, di fatto, per cinque anni da reclusa nella casa di via Cristoforo Colombo a Novellara e ha avuto un momento di libertà solo quando si è ribellata al padre e alla madre e ha deciso di non convolare a nozze, il 22 dicembre scorso, con un cugino in Pakistan e di denunciare tutto ai servizi sociali di Novellara. In seguito a questo il padre e la madre erano stati denunciati a gennaio con l’accusa di costrizione o induzione al matrimonio.

Samina Abbas
Saman

Per quattro mesi circa è stata ospite di una struttura protetta a Bologna dove ha potuto riassaporare quella libertà che tanto le era stata negata negli ultimi anni e che, forse, non aveva mai conosciuto nemmeno in Pakistan. Poi, una volta maggiorenne, il ritorno a casa, probabilmente per un chiarimento con la famiglia e magari per cercare di recupare quegli affetti che si erano bruscamente interrotti. Poi la scomparsa, i cani molecolari che la cercano nelle campagne di Novellara e la procura che indaga per omicidio. Principali sospettati il padre e la madre e uno zio che ora, guarda caso, sono tutti fuggiti in Pakistan da un mese, esattamente da quando è sparita Saman.