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Giornalisti, sos di Aser e Fnsi: “Non c’è più tempo”

Presidio in piazza Maggiore a Bolgona per protestare contro lavoro senza contratto, mancanza di equo compenso per i collaboratori e la grande crisi dell'Inpgi, che sotto il silenzio generale si sta trascinando senza svolte e minaccia di 'mangiare' la pensione ad un'intera categoria

BOLOGNA – Lavoro senza contratto, mancanza di equo compenso per i collaboratori e la grande crisi dell’Inpgi, che sotto il silenzio generale si sta trascinando senza svolte e minaccia di ‘mangiare’ la pensione ad un’intera categoria. In tutto questo, la pandemia da un lato ha fatto calare il lavoro dei precari, che dunque sono sempre più precari, e dall’altro ha visto crescere le minacce ai cronisti, tra un comizio di ‘no mask’ e l’altro.

Non è mai stata così dura per il settore dell’editoria in Italia, più che altro per i giornalisti in senso stretto, e oggi un presidio in piazza Maggiore a Bologna prova a ‘risvegliare le coscienze’ di addetti ai lavori e cittadini. “Il tempo sta scadendo”, è il ritornello al sit-in. Il presidente Fnsi Beppe Giulietti si rivolge direttamente al premier Mario Draghi: “Siamo qui per dire al presidente del Consiglio, che ha confezionato un piano di ricostruzione per il paese, che bisogna ricostruire anche il sistema mediatico italiano. Ci sono – ricorda Giulietti – migliaia di croniste e cronisti che attendono dal 2012 una legge sull’equo compenso, e non c’è nessuna ragione per non approvarla”.

Tra striscioni e volantini, ai piedi di Palazzo d’Accursio manifestano Ordine dei Giornalisti e sindacato Aser-Fnsi, in presenza di alcuni parlamentari, da Andrea De Maria a Serse Soverini, anche se mancano gli enti locali. Comincia il presidente di Aser Emilia-Romagna Matteo Naccari, a fianco dei giovani giornalisti Maria Elena Gottarelli e Valerio Lo Muzio, tra i reporter minacciati durante la pandemia e non solo: “Vogliamo dare – scandisce Naccari – un messaggio preciso, di vicinanza ai giornalisti precari minacciati nel loro lavoro, di tutela legale e difesa davanti ai cittadini. Abbiamo chiesto alla politica di ascoltarci e aiutarci, perché non possono chiamarci solo quando hanno bisogno di finire sui giornali o in tv”.

Aggiunge Naccari: “Questo è il momento in cui c’è bisogno di loro, e speriamo che anche i cittadini capiscano i nostri problemi”. Annuiscono Gottarelli, aggredita nei mesi scorsi in piazza Maggiore durante un presidio ‘no mask’, e Lo Muzio, preoccupato anche per “il precariato crescente nel nostro settore, che va di pari passo con la crisi pandemica”. Giovanni Rossi, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, avvisa poi preoccupato sul nodo Inpgi: “Bisogna salvaguardare il sistema previdenziale dell’informazione, occorre che il Parlamento intervenga rapidamente perché i tempi sono strettissimi. Entro il 30 giugno si deve decidere cosa fare dell’istituto di previdenza dei giornalisti italiani. E serve anche l’equo compenso, per i giornalisti privi di un rapporto di lavoro dipendente: la legge c’è già- incalza Rossi- e si tratta di applicarla”.

Aggiunge da parte sua Giulietti: “Equo compenso significa dare tutele e non abbandonare gente che prende 6, 7 o 8 euro, talvolta pure in nero, e che magari fa servizi su mafia e camorra. In Emilia-Romagna, per fortuna, è stato organizzato un coordinamento di questi colleghi, una rappresentanza c’è”.