Quantcast

Giornalismo reggiano in lutto, è morto Ercole Spallanzani

Ci ha lasciato, all'età di 79 anni, una storica firma dello sport e un animatore instancabile del Rally della Stampa. Il funerale giovedì alle 15 a S. Anselmo

REGGIO EMILIA – Ci sono notizie che un giornalista non vorrebbe mai scrivere. Una di queste è quando muore un collega con cui hai lavorato insieme per anni. Ci ha lasciato Ercole Spallanzani, 79 anni, storica firma del giornalismo sportivo reggiano. Se lo è portato via, questa mattina, un tumore al pancreas contro cui stava combattendo da 4 anni. Sì, combattendo, perché Ercole, per tutti il “Cavaliere”, aveva la tempra di lottatore.

“Zio canoun, Pergolino (così mi chiamava)”, mi diceva al termine delle nostre interminabili discussioni sulla politica. Eravamo su sponde opposte, ma, anche alla fine degli screzi più duri, non si poteva non volere bene ad Ercole e ci si riappacificava sempre. Ha lavorato nelle Ferrovie dello Stato per decenni e, nel frattempo, collaborava con la Gazzetta di Reggio seguendo la sua passione più grande, il giornalismo sportivo.

Io lo conobbi durante l’esperienza a Ultime Notizie, 20 anni fa, giornale diretto da Pierluigi Ghiggini, di cui lui era il caposervizio dello sport. Era già in pensione. Un omone gigantesco con i piedi perennemente sulla scrivania, per una flebite che lo aveva colpito, che con la sua voce tonante impartiva ordini ai collaboratori. Poi passammo al Giornale di Reggio, lui caposervizio dello sport e io vicecaposervizio del giornale. Il direttore era Nicola Fangareggi.

Ercole era un lavoratore instancabile e un vulcano di idee. Era in grado di produrre, ogni giorno, una quantità inimmaginabile di pagine sportive e, c’è da star sicuri, se non ci fosse stato un limite, ne avrebbe potuto fare anche il doppio, nella disperazione di chi lavorava con lui che doveva stare dietro a una mole enorme di lavoro.

Teoricamente, essendo io vicecaposervizio, sarebbe toccato a me, quando chiudevo il giornale, controllare le sue pagine. Un giorno venne da me e mi disse, lui che aveva 25 anni più di me: “Vorrai mica farmi questo sgarbo? E poi, Pergolino, te non capisci un c… di sport”. Non trovai nulla da obiettare, anche perché, oggettivamente, era vero che non capivo nulla di sport. Grandi errori, d’altronde, non ne faceva il buon Ercole.

Quando avevo una buona notizia per le mani e gliela raccontavo prima di scriverla, mi guardava ed esclamava: “Dagh ‘na bota, Pergolino”. Era il suo modo di dire: tieni la schiena diritta e scrivi tutto quello che sai.

Poi l’esperienza a Prima Pagina, sempre come capo dello sport e, infine, recentemente, la direzione della Voce di Reggio nell’autunno del 2016, a coronamento di una decennale carriera giornalistica. Poi la stanchezza e l’insorgere della malattia lo avevano allontanato dal giornalismo praticato tutti i giorni nella faticosa trincea di un giornale, ma non dalla sua passione più grande. Era rimasto organizzatore del Rally della Stampa che gestiva da decine di anni, una manifestazione a cui era legatissimo.

Lascia un grande vuoto Ercole e il rimpianto di non avergli potuto dare l’ultimo saluto. Ora ha raggiunto sua moglie Raffaella Govoni, scomparsa nel 2004. Lascia la figlia Gaia, responsabile relazioni esterne della Pallacanestro reggiana e il figlio Ruggero.

La camera ardente è stata allestita alla Casa funeraria Reverberi, in via Terezin 15 al Buco del Signore e sarà visitabile martedì e mercoledì dalle 9 alle 18.30. Il funerale verrà celebrato giovedì alle 15 nella chiesa di Sant’Anselmo.

A loro e alla sua famiglia vanno le più sentite condoglianze della redazione di Reggio Sera

Il cordoglio del sindaco
Il sindaco Luca Vecchi lo ricorda così: “Ercole Spallanzani era un cronista, un organizzatore di eventi, un uomo che nel giornalismo sportivo, e non solo, sapeva unire tante colleghe e colleghi – che si trattasse di associazionismo o del suo amato Rally della Stampa. In una definizione, che credo gli calzasse bene e un po’ gli piacesse anche: un autentico vulcano. Con la sua morte Reggio Emilia perde un pezzo di storia, un protagonista attivo, sempre vitale, mai domo. Ho avuto modo di incontrarlo varie volte in questi anni, e sempre rilanciava con una nuova iniziativa, una sfida, un progetto da realizzare”.