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Forza Italia: “Silk Faw, uno sgarbo all’Europa senza un piano industriale”

Aimi e Nicolini: "Ci sono forti dubbi sull'origine dei finanziamenti"

REGGIO EMILIA – “É quantomeno curioso che mentre l’Europa corre ai ripari, seppur tardivamente, per recuperare e proteggere la propria autonomia strategica e industriale dalla concorrenza sleale della Cina, anche tramite la proposta di un nuovo regolamento UE per affrontare i potenziali effetti distorsivi degli investimenti esteri nel mercato unico europeo, il presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini e il sindaco di Reggio Emilia Vecchi abbiano accolto con acritico entusiasmo l’annuncio dell’operazione Silk-Faw e di un investimento cinese di un miliardo di euro a Gavassa (Reggio Emilia)”.

Lo afferma il Senatore Enrico Aimi, Coordinatore Regionale di Forza Italia in Emilia Romagna che mette nel mirino un’operazione su cui, nei giorni scorsi, già Reggio Sera aveva puntato i fari e scritto articoli di approfondimento che mostravano una situazione poco trasparente.

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Continua Aimi: “Per di più in un settore come quello della mobilità elettrica e delle batterie, considerato dall’Europa una delle sei aree strategiche dove concentrare gli sforzi per spezzare l’attuale monopolio cinese. Dobbiamo pensare che la sinistra emiliana sia diventata improvvisamente anti europeista?”.

Aggiunge Gianluca Nicolini, coordinatore provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia: “Certo l’attrazione degli investimenti, la creazione di posti di lavoro e di nuove possibilità di sviluppo al nostro territorio sono un obiettivo prioritario, ma a che prezzo? Ci sono troppi interrogativi ancora senza risposta, sul piano industriale e finanziario in primis, relativamente al possibile impatto negativo su un distretto come la Motor Valley, simbolo del made in Italy nel mondo, i cui segreti e i tesori industriali come Ferrari e Maserati vanno salvaguardati ad ogni costo”.

Aggiunge Aimi: “Da tempo gli USA hanno avviato indagini sulle norme di Pechino relative alla proprietà intellettuale e sul trasferimento tecnologico “forzato” anche sulle joint venture tra imprese cinesi ed europee. Un recente rapporto della Commissione europea ha inoltre denunciato come “problema sistemico” la politica cinese di costringere le imprese straniere a condividere le proprie tecnologie in cambio dell’accesso al mercato asiatico. Il rischio per l’industria italiana delle supercar è reale, a fronte di scarsissime certezze sulla bontà e sull’impatto reale di questo ancora misterioso progetto industriale”.

“I dubbi crescono se si cerca di capire da dove vengono i fondi del preannunciato investimento e viene da chiedersi se si tratta di un vero investimento industriale o di pura speculazione”, concludono Aimi e Nicolini.

“Le poche informazioni sinora disponibili dal web quanto all’origine dei capitali, tutte da confermare, portano al Silk-Faw Automotive Group Ltd, che appare in alcuni documenti dove si farebbe riferimento a una società delle isole Cayman, la Silk Ev Cayman LP, legata in qualche modo a un’altra società, la Ideanomics Inc., anch’essa con sede nel paradiso fiscale delle Cayman, recentemente protagonista del fallimento di una nuova borsa valori nel Delaware, finanziata anche con soldi pubblici. Tanto basterebbe per porsi domande sulle origini dei capitali che si investiranno a Reggio, che ad oggi sono del tutto opache, e sui reali obiettivi dell’investimento cinese”.